Rispetto a un “collega” assunto a tempo indeterminato al Centro-Nord, un lavoratore assunto al Sud costa circa 550 euro in più all’azienda. Sud che, nel frattempo, viene privato di 3,5 miliardi di euro prelevati dal Piano di Azione e Coesione per finanziare gli sgravi contributivi, anche ad aziende del Centro-Nord. Questi alcuni numeri emersi dallo studio “Modifiche alla disciplina dell’IRAP ed effetti sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale: un raffronto territoriale dei professori Gaetano Stornaiuolo e Salvatore Villani di prossima pubblicazione sullaRivista Economica del Mezzogiorno ”, trimestrale della SVIMEZ (l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno) edito da Il Mulino, i cui principali risultati sono anticipati nella nota di ricerca omonima disponibile da oggi sul sito www.svimez.it.

COSA FARE. In questa situazione, si legge nello studio, è molto probabile che la manovra sull’IRAP, la decontribuzione degli oneri sociali e il Jobs Act , pur determinando una riduzione del costo del lavoro e del cuneo fiscale, non basteranno da soli ad aumentare gli investimenti privati e a rilanciare la domanda di lavoro, specie nel Mezzogiorno. Per raggiungere tali obiettivi, come sopra citato, occorrerebbe ridurre l’onere tributario sul capitale sul modello della politica tributaria tedesca; non a caso dal 2000 al 2012 l’aliquota implicita sul capitale in Germania è diminuita del 4,7%, mentre in Italia è aumentata del 9,4%. Inoltre, occorrerebbe una manovra fiscale più ampia di incentivi agli investimenti privati, soprattutto al Sud. Serve, infine, una politica economica di incremento degli investimenti pubblici che punti a superare il gap del Mezzogiorno nella minore dotazione di infrastrutture e a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi.