La ripresa? Nei distretti è già realtà

La lavorazione della pelle nella conceria Gi.Elle.Emme, nel distretto di Santa Croce sull'Arno

La crisi economica ha, indubbiamente, decimato i distretti italiani. Eppure, la loro struttura non solo ha retto l’urto, ma si sta rivelando l’elemento trainante della ripresa.

A sostenerlo è l’analisi condotta dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che ha confrontato i bilanci, relativi al periodo 2008-2013, di circa 12.100 imprese appartenenti a 144 distretti industriali e di 34.300 imprese non-distrettuali attive negli stessi settori di specializzazione.

POTENZIALITA'. Ne è emerso che nel biennio 2013/2014 il fatturato a prezzi correnti dei distretti ha registrato una crescita del +1%, a fronte invece di un generale arretramento del settore manifatturiero nazionale. Le stime, per gli anni seguenti, sono di un ulteriore +3,1% nel 2015 e di un +3,2% nel 2016.

Inoltre, stando ai dati, tra gennaio 2014 e settembre 2014 l’export dei distretti è cresciuto di 3,5 punti: una media superiore a quella del manifatturiero tedesco (2,1).

Maggiore anche la capacità di innovazione: nei distretti, si contano 61 brevetti ogni 100 aziende, contro i 42 del settore manifatturiero. Non solo. All’interno dei distretti le imprese migliori mostrano ebitda superiori al 17% e livelli di patrimonializzazione cresciuti di 10,8 punti tra il 2009 e il 2013.

LA CLASSIFICA. L’analisi di Intesa SanPaolo ha poi stilato lal graduatoria dei 9 principali distretti: al primo posto spicca la Gomma del Sebino di Bergamo. Al secondo posto i vini del Chianti, al terzo il caffè e il cioccolato di Torino, seguiti dall’occhialeria di Belluno, e dalle calzature di San Mauro Pascoli.

Al sesto posto la concia di Arzignano, davanti alla pelletteria e le calzature di Arezzo (settima), alle calzature napoletane (ottave) e al prosecco del Conegliano (nono).