Paolo Merloni

Il risarcimento non sarà di quelli da far girare la testa, ma la recente sentenza del tribunale di Shanghai è a dir poco storica: un tassello, un precedente che può diventare fondamentale per la difesa del made in Italy in Oriente. La giustizia cinese ha infatti dato ragione ad Ariston Thermo China Co. (titolare del marchio Ariston e sub licenziataria per la Cina) nella causa avviata contro il produttore di scaldabagni Foshan Shunde Arizhu Electric Appliance Co. Ltd. Un procedimento legale intrapreso dopo che il competitor del gruppo italiano aveva iniziato una concorrenza sleale copiando non solo i prodotti, ma anche il logo e la ragione sociale del marchio Ariston che erano in grado di confondere il consumatore. E così, a quasi tre anni dalla sentenza sui cioccolatini Ferrero copiati in Cina, arriva un’altra vittoria per un’azienda italiana che ha visto riconosciuto il valore intellettuale dei suoi prodotti.
Dopo una lunga battaglia legale il produttore Foshan Shunde Arizhu Electric Appliance Co. Ltd è stato condannato per contraffazione sui prodotti, sul sito web (qui sotto l’homepage sul quale compaiono i ‘sigilli’ della polizia cinese), sull’imballaggio e sul materiale pubblicitario, ma anche per concorrenza sleale, uso di una ragione sociale simile al marchio Ariston. Come risarcimento il competitor cinese dovrà pagare una somma simbolica di 300mila renminbi (circa 33mila euro), dovrà cancellare il sito web e cambiare la ragione sociale.
“Questa decisione è un risultato molto importante per noi e per l’industria di marca – sottolinea sul Sole24Ore Paolo Merloni, ceo di Ariston – E’ la prima sentenza favorevole a un produttore di prodotti di riscaldamento e confort”. Per Paolo Merloni si tratta di un passo fondamentale per “investire più serenamente in un Paese importantissimo per la nostra strategia di crescita”.