Matteo Renzi può festeggiare: il deficit scenderà al 2% entro il 2016 © Getty Images

La ripresa ci sarà, anche se graduale ma senza effetti sensibili sul mercato del lavoro. È questo il quadro che emerge dalle previsioni primaverili della Commissione Ue per l’Italia. Come stimato a febbraio, la crescita del pil è confermata del +0,6% nel 2015 mentre viene innalzata del +0,1%, toccando quota +1,4%, per il 2016. «Sostenuta da fattori esterni positivi, l'economia italiana torna a crescere nel 2015 e la ripresa si rafforzerà nel 2016», annuncia Bruxelles. A fare la differenza sarebbero soprattutto l'export e il deprezzamento dell'euro, come si legge nel documento dell’Ue: «Nonostante le banche siano ancora appesantite dai crediti deteriorati e i tassi reali d'interesse resteranno relativamente alti, si prevede che l'aumento degli export sbloccherà lentamente nuovi investimenti in attrezzature mentre le condizioni del credito miglioreranno gradualmente».

Resta però alto il tasso di disoccupazione, stimato del 12,4% sia per il 2015 sia per il 2016. Quanto invece all’inflazione, le stime sono state corrette al rialzo: da un -0,3% a +0,2% per il 2015 e da un +1,5% a +1,8% per il 2016. E se il debito italiano è dato in aumento per il 2015 (133,1% rispetto al 133% previsto a febbraio), nel 2016 tornerebbe a calare: 130,6% contro la precedente stima del 131,9%. In particolare per l’Ue il debito potrebbe avere «un picco attorno al 133% nel 2015, nonostante le privatizzazioni in atto che valgono circa lo 0,5% del pil». Infine, il deficit italiano subirà un calo sensibile tranquillizzando le istituzioni comunitarie: si stima che passi dal 3% del 2014 al 2,6% nel 2015, e al 2% nel 2016. In calo anche il deficit strutturale che dalle stime di febbraio del 0,6% aumenta a 0,7%. In particolare Ue teme «rischi collegati a possibili misure espansive aggiuntive annunciate nella legge di Stabilità ma non ancora dettagliate».

Quanto invece all’intera Eurozona, l’Ue non teme di annunciare il «vento in poppa»: le stime per il pil sono date tutte a rialzo sia per il 2015, dove toccherebbe quota +1,5% (+0,2% rispetto alle previsioni invernali), sia per il 2016, a +1,9%. Se si considera l'Ue a 28 Paesi le percentuali salgono ulteriormente: rispettivamente a +1,8% e a +2,1%.