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Giulio Tremonti

Procede senza intoppi l’iter legislativo della manovra finanziaria che, da programma, dovrebbe essere licenziata dal Parlamento nella serata di venerdì 15 luglio. Nel pomeriggio di oggi il Senato ha dato l’ok (con voto di Fiducia) alla Manovra: 161 i sì, 135 i no e 3 astenuti. Il provvedimento, come annunciato ieri dal ministro Tremonti, passa alla Camera rafforzato: gli emendamenti approvati (tipo quello che taglia le agevolazioni fiscali) comportano un miglioramento dei saldi di 2,103 miliardi nel 2011, 5,425 nel 2012, 6,528 nel 2013 e 22.607 miliardi nel 2014. Questa somma si aggiunge ai 25,3 miliardi (nel 2014 ) del decreto portando la correzione a circa 50 miliardi. Poco prima del voto il ministro dell’Economia ha sottolineato l’esigenza per il Paese del pareggio di Bilancio; una regola d’oro che per Tremonti andrebbe inserita nella Costituzione. Il rischio, infatti, è che l'enorme debito ereditato possa “divorare il nostro futuro”, spiega il l’artefice della Manovra.
Ma il testo che sta attraversando a tempo di record le aule del Parlamento non comporta solo tagli: “La manovra contiene 16 nuove azioni per la crescita”, ci tiene a precisare il ministro elencando misure riguardanti il credito per la ricerca, i contratti per la produttività, il processo civile e il turismo. “Non è corretto dire che non è stato fatto sviluppo – aggiunge – se non ci fosse stata la tenuta dei conti pubblici non ci sarebbe stato neanche il Pil che c'è stato”. Poi, poco prima del voto, un elogio alle due Camere che hanno mostrato di condividere un obiettivo comune: “Siamo diversi certo, ma non troppo divisi; per questo sono orgoglioso di essere con tutti voi”.
Parole non certo di circostanza: per Tremonti, infatti, la crisi attuale più che dalla speculazione è dato da “un problema di credibilità e fiducia nella politica. Oggi in Europa c'è l'appuntamento con il destino: la salvezza non arriva dalla finanza ma dalla politica che non può fare errori”. Anche perché “è come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe”.

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