Jean-Claude Juncker, Evangelos Venizelos © GettyImages

Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker (s) a confronto con il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos

“Non possiamo vivere in un sistema in cui le promesse vengono fatte e ripetute e ripetute e le misure di attuazione sono di volta in volta troppo deboli”. Con queste parole il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, si è fatto portavoce dello scontento generale dei ministri europei che ha portato al rinvio della decisione finale sul pacchetto di aiuti Ue-Fmi da 130 miliardi necessario per rifinanziare il debito greco. “Nonostante tutti gli importanti progressi fatti negli ultimi giorni – ha sottolineato Junker – non abbiamo ancora tutti gli elementi sul tavolo per prendere una decisione oggi”.
Il commissario agli Affari economici Olli Rehn ha evidenziato i passi in avanti fatti dalla Grecia sul fronte dell’accordo con i creditori privati sullo 'swap' dei titoli (i privati accetteranno nuovi bond perdendo oltre il 70%), ma non basta. Tre le condizioni poste al Paese per ottenere gli aiuti mercoledì prossimo: il Parlamento dovrà approvare le nuove misure domenica 12 febbraio, il governo dovrà trovare i 325 milioni di euro ancora mancanti al nuovo piano di austerity da 3,2 miliardi e i leader dei partiti politici dovranno offrire “forti assicurazioni politiche” sulla volontà di attuare le riforme promesse.
Intanto l’esecutivo di Atene dovrà affrontare una nuova ondata di scioperi proclamata dai sindacati. Lo sciopero dei lavoratori del settore pubblico e privato per 48 ore paralizzerà ancora una volta il paese, con lo stop dei trasporti pubblici, dei traghetti, delle scuole, degli uffici pubblici e di musei e siti archeologici. La mobilitazione e le manifestazioni continueranno fino a domenica quando è previsto il voto in Parlamento del nuovo pacchetto di austerity.