Theresa May ha firmato l'attivazione dell'art. 50 del trattato di Lisbona per l'uscita dall'Unione Europea © Getty Images

La Brexit ci costerà 7 miliardi: è questa l'unica certezza al momento. Con l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona da parte di Theresa May è cominciato ufficialmente il percorso della Brexit. Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk risponderà a breve per l'avvio dei negoziati. La Ue presenterà il conto: 60 miliardi di impegni già sottoscritti dal Regno Unito, poi si passerà alle altre questioni. Di sicuro, Londra non vuole pagare per andarsene e anzi non vede l'ora di risparmiare 7 miliardi all'anno, cioè la differenza tra il contributo Uk all'Unione (14 miliardi) e i fondi ricevuti (6,9). Nei prossimi due anni di negoziati, intanto, non cambierà nulla per i cittadini europei né per il commercio, l'aspetto più delicato della situazione per quanto riguarda i rapporti di libero scambio. In questo caso, è impossibile fare i conti.

QUANTO PAGHERANNO LORO. Si può cominciare a calcolare quanto costerà all'Uk la Brexit. I conti li ha fatti il Ceps, il think tank di Daniel Gros, ragionando sull'import-export. All'Ue dei 27 Paesi rimanenti perdere il Regno Unito costerebbe circa mezzo punto di Pil: insomma, non benissimo ma niente di catastrofico. La Gran Bretagna, invece, perderebbe subito 184 miliardi di esportazioni che - considerando anche i servizi finanziari della City in fuga - potrebbe portare il conto totale al 7,5% di Sua Maestà. Un colpo non da poco. Senza considerare i costi ulteriori per i cittadini che, per esempio, potrebbero trovarsi costretti a pagare 2.400 sterline in più (3 mila euro) per un'auto a causa del rincaro della componentistica.

QUANTO SBORSEREMO NOI. E all'Italia quanto costerà la Brexit? Poco, secondo Standard & Poor's. Il nostro interscambio di beni e servizi con Londra a è intorno al 3% del Pil. Nel 2018 potrebbe arrivare un -1% per l'export, numeri comunque considerevoli per la nostra fragile economia che dovrà poi vedersela con la svalutazione della sterlina che sta spingendo invece l'export dall'Uk. Solo nel 2015, infatti, l'agroalimentare made in Italy finito sulle tavole britanniche aveva un valore di 3,2 miliardi in rapido calo. Resta poi la questione dei giovani, studenti e "cervelli" che hanno trovato sfogo nelle università della gran Bretagna a tariffe agevolate come i cittadini locali (12 mila euro) e non come stranieri (fino a 22 mila euro). Infine, tornando ai -7 miliardi di fondi Ue, l'Italia potrebbe essere chiamata a contribuire maggiormente al bilancio comunitario con 1,3 miliardi aggiuntivi (da 17,7 a 19 miliardi).