Il passaggio di consegne tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni

L'Europa cresce più dell'America, ma l'Italia no. La Commissione Ue ha corretto al rialzo le stime sulla crescita dell’area euro che dovrebbe vedere un +1,7% del pil nel 2017 e una crescita ancora superiore nel 2018. Fa sorridere anche il dato sull'inflazione all'1,6%, anche se ancora lontana dal 2% indicato da Mario Draghi come obiettivo. Proprio la Bce, però, sottolinea invece il problema della disoccupazione giovanile, rimasto al di sopra della dei livelli precedenti alla crisi finanziaria internazionale, ed è «particolarmente alta in Grecia, Spagna e Italia, a seguito di forti aumenti registrati durante la crisi».

NO RIFORME, NO CRESCITA

L’Italia resta in ritardo. A fronte di una modesta ripresa - +0,9% nel 2016 e 2017, e +1,1% nel 2018 - grazie alla ripresa dei consumi e degli investimenti, oltre che a un'accelerazione dell'export, resta urgente il problema del debito pubblico a quota 133,1% del pil. «Incertezza politica e il lento risanamento del settore bancario rappresentano dei rischi al ribasso sullo scenario di crescita», scrive l’esecutivo Ue. Bruxelles stima un deficit nominale al 2,2% quest’anno e al 2,3% il prossimo, mentre per il deficit strutturale la Commissione conferma l’attesa di 2% su quest’anno.

«Le previsioni di oggi dimostrano che la crescita nell’Unione europea si sta rafforzando e la disoccupazione continua a diminuire», le parole del vice presidente Valdis Dombrovskis. «Tuttavia il quadro è molto diverso da Paese a Paese, con performance migliori nei Paesi che hanno realizzato riforme strutturali più ambiziose. Per riequilibrare la situazione abbiamo bisogno di riforme decisive in Europa, dall’apertura dei mercati dei prodotti e dei servizi alla modernizzazione del mercato del lavoro e dei sistemi di welfare. In un’era di cambiamento demografico e tecnologico anche le nostre economie devono evolvere, e offrire maggiori opportunità e migliori standard di vita alla popolazione».