Eni

Eni, prima azienda italiana nella classifica mondiale dei colossi industriali

L’industria italiana stenta, o almeno non corre veloce come quella europea. Le multinazionali italiane registrano sì ricavi in crescita (+9,3%), ma due punti meno della media europea che vede anche ‘eccellenze’ come Germania (+17,6%) e Francia (+11,8%); per non parlare dei profitti: a livello Ue il risultato netto è balzato del 134,7% rispetto all'anno precedente, in Italia soltanto del 26,4%. È la fotografia scattata dal centro studi di Mediobanca (R&S) che ha appena pubblicato l’ultima ricerca sulle principali imprese multinazionali e sulle maggiori società di telecomunicazioni e utilities nel mondo.
Un’altra caratteristica delle multinazionali ‘Made in Italy’ è la loro natura: l'assetto di comando delle big italiane (vedi Eni, Enel e Finmeccanica) vede lo Stato al 65,1% (18,6% nel mondo) e le grandi famiglie al 33,4% (12,5% a livello globale). Questa percentuale permette al nostro Paese di incassare oltre mille milioni di dividendi (1.198 milioni per l'esattezza), piazzandosi al quarto posto nella classifica mondiale. Addirittura prima della Cina che di milioni dalle proprie controllate ne incassa 1.149. Sul podio salgono invece il Brasile con 2.124 milioni di euro, la Scandinavia (1.667 mln) e l'India (1.228 mln). A tutto questo si aggiunge il fatto che nel nostro Paese si registra la totale assenza delle multinazionali cosiddette 'public company', ovvero ad azionariato diffuso. E che nel mondo rappresentano il 67,6% del mercato delle 'major'. Nel 2010, in Italia, questo tipo di società erano soltanto l'1,6%, un dato che si andrà a diluire ulteriormente per effetto della conquista di alcuni gruppi italiani, tra cui Parmalat.

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