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L'export italiano cresce, in barba al protezionismo. Lo raccontano i dati del rapporto annuale sull’export di Sace. Dopo il +1,2% del 2016, l'azienda per l'assicurazione delle esportazioni prevede un'accelerazione importante in tutto il mondo per il made in Italy. Già nel 2017 e per i prossimi anni la crescita media sarà del 4%, con l'obiettivo di arrivare a sfiorare i 500 milioni di export nel 2020 (489). . Aumenterà anche l’incidenza dell’export sul Pil che passerà dal 30,4% del 2016 al 32,4% entro il 2020.

PROTEZIONISMO? L'EXPORT ITALIANO CRESCE LO STESSO

Nessuna sorpresa dai settori che trainano le esportazioni: chimica, mezzi di trasporto e agroalimentare. Meno atteso, invece, è il dato che vede gli Stati Uniti dell'America first , di Donald Trump, come una delle aree più vitali (+4,9%) insieme all'Asia. «Le geografie sono cambiate», spiega il presidente di Sace Beniamino Quintieri. «E le imprese che si doteranno di una chiara strategia sulle destinazioni da privilegiare e di adeguati strumenti per valutare rischi e opportunità, potranno cogliere al meglio il potenziale che si profila all’orizzonte».

«Il mondo è già cambiato e ci offre nuove sfide», aggiunge Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly, ospite della presentazione. «La tecnologia sta facendo cose straordinarie, ma la missione delle aziende resta sempre la stessa: avere un marchio forte, una storia credibile e aprire le porte al mondo e alla diversità culturale».