Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi

“Sono fermamente convinto che il nostro Paese possa crescere almeno del 2% l'anno da qui al 2018, riportare la quota di manifatturiero dal 16% al 20% (la Germania è al 26%) e far scendere il debito intorno al 100% del Pil, con un'occupazione che può aumentare di 1,8 milioni di unità sempre entro il 2018”. È l’opinione del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che, in un’intervista al Corriere della Sera dello scorso venerdì 25 gennaio, presenta il Progetto per l’Italia, proposto dall’associazione per rilanciare la crescita del Paese. La sintesiScarica il Pdf

Secondo Squinzi, caratteristica principale delle proposte fatte per l’Italia da Confindustria è la concretezza: “Il nostro documento esce dagli slogan e parla di contenuti – spiega – E’ un modello economico articolato, in cui sono indicate misure esattamente quantificate e coperta da un punto di vista finanziario”. Non solo proposte, però, ma anche richieste che rientrano nei diritti delle imprese: lo Stat, ad esempio, dovrebbe pagare almeno i due terzi dei debiti commerciali accumulati nei confronti delle imprese e rimborsando i crediti d’imposta. “Sono soldi delle imprese che servono per rimettere capitali in circolo”, sottolinea il presidente di Confindustria. Un'altra proposta riguarda la riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi, che potrebbe essere finanziata con i proventi della lotta all’evasione, e una redistribuzione del carico fiscale attraverso “un’armonizzazione delle aliquote Iva” e tagli “incisivi e selettivi alla spesa pubblica corrente”.

DIALOGO CON IL SINDACATO. Per aumentare la produttività, puntare sul manifatturiero, si propone la possibilità che le imprese possano chiedere ai dipendenti di lavorare 40 ore in più l’anno con evidenti “vantaggi per le imprese, ma anche e soprattutto per i lavoratori, che avrebbero più soldi in busta paga perché quelle ore sarebbero detassate e decontribuite”. Quaranta ore in più che potrebbero non piacere alla Cgil, che lo scorso venerdì ha presentato il suo Piano del lavoro. “Ci sono alcuni obiettivi e misure condivisibili – ammette Squinzi, commentando il progetto del sindacato – C’è una visione verso le imprese un po’ antiquata, ma c’è un importante punto di contatto: il rapporto tra rigore e crescita. È un punto di partenza su cui ci confronteremo”. Le proposte dei manager

ESODO NEL CANTON TICINO. Nel corso dell’intervista Giorgio Squinzi parla anche delle regole, che in Italia dovrebbero “avere avere una logica, essere chiare e la loro applicazione veloce e certa. Per quale ragione – chiede il presidente di Confindustria – nelle province di Varese, Sondrio e Lecco si delocalizza in Canton Ticino? (a proposito di imprese nel Cantoni Ticino, leggi qui, ndr ) Forse per il peso eccessivo del fisco italiano, di sicuro perché per avere una valutazione di impatto ambientale là ci vogliono al massimo 60 giorni, mentre in Italia bisogna aspettare due o tre anni. Pensi che per ampliare due miei stabilimenti ho ricevuto le autorizzazioni dopo sette anni”.