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Restiamo al secondo posto in Europa, dietro alla più forte Germania, ma veniamo superati da Corea del Sud, India e incalzati dal Brasile. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del centro Studi di Confindustria che, analizzando la forza industriale dei Paesi a livello internazionale, registra per il 2010 la scivolata dell’Italia che passa dal quinto al settimo posto per quota di produzione manifatturiera. Il nostro Paese ha perso quota (-1,1 punti) e ora si trova al 3,4% della produzione globale, incalzata dal Brasile che, secondo il centro studi, “viaggia a una velocità molto più sostenuta”. L’exploit di India e Corea del Sud, e al tempo stesso il calo di economie come quella italiana, è un chiaro segnale della crescita dei Paesi emergenti nello scenario globale. Anche la Germania, infatti, resta al quarto posto, ma perde l’1,5%, e per il 2010 si attesta al 6% della produzione manifatturiera mondiale. La Cina, invece, che ha guadagnato 7,6 punti, con una quota del 21,7% conquista la prima posizione (era seconda) scalzando gli Stati Uniti (15,6%). Con la crisi, sottolinea il centro studi di Confindustria, “tre soli Paesi avanzati sono riusciti a reggere allo scossone: Giappone, che ha conservato la terza posizione e ha addirittura migliorato la quota al 9,1%; Corea del Sud, che ha scavalcato l'Italia e si è portata al sesto posto ma con una quota calante dal 3,9% al 3,5%, e Australia, diciottesima, più tre scalini all'1%. Solo il tempo, ora, ci dirà quali effetti avrà il terremoto di marzo 2011 sulle produzioni in Giappone. Intanto, l'India incalza la Germania, forte di “una veloce espansione economica”, mentre altre economie occidentali perdono colpi: Stati Uniti (-2,6 punti), Francia (-0,9), Regno Unito (1,0), Spagna (-0,7), Canada (-0,5). Mentre “tiene l'Olanda (-0,1"». E "nel complesso l'Ue-15 scende dal 27,6% al 21,2% (-6,4 punti)”.

Produzione marzo 2010-marzo 2011. Nell’ultimo anno la produzione industriale dell’Italia non è migliorata. Il centro studi segnala che la fase di recupero post crisi ha “frenato” in Italia dopo il primo semestre 2010. Tra luglio 2010 e marzo 2011, infatti, la crescita media è stata dello 0,1% “e dista dal massimo pre-crisi (-26,1%) ancora molto, -17,5%”. “Il Paese – si legge nel rapporto – rimane ad alta vocazione industriale ma spicca per la flessione dell'attività registrata nell'ultimo triennio (-17% cumulato), doppia o tripla di quelle delle maggiori concorrenti (peggio ha fatto solo la Spagna)”. I nostri imprenditori “devono essere tre volte più bravi degli altri” per sopravvivere “in un contesto competitivo così carente” ha commentato il direttore del centro studi, Luca Paolazzi.