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Non basta: non è sufficiente che gli interessi sui titoli di Stato decennali siano scesi al minimo storico e che lo spread abbia toccato il livello più basso dal 2011 (128 di differenziale). Nonostante questo, infatti, l’economia italiana non solo non riesce a crescere ma, addirittura, cala. L’Istat ha infatti dovuto rivedere al ribasso la stima del Pil: il dato aggiornato parla di una variazione tendenziale del -0,5% rispetto al corrispettivo periodo 2013 (lo scorso 14 novembre si parlava di -0,4%).
Se invece si prende come parametro il precedente trimestre 2014, il calo congiunturale è dello 0,1%. Di questo passo, dunque, se l’andamento rimanesse immutato il Pil 2014 si attesterebbe su un -0,4% al posto del -0,3% stimato a metà novembre. Perché il Pil non scenda ulteriormente, servirebbe un quarto trimestre in postivo, ma le stime prevedono un fine anno a crescita nulla…

CONSUMI AL PALO. Nel dettaglio, nel terzo trimestre 2014 la variazione dei consumi finali è stata nulla: se la spesa delle famiglie residenti è aumentata dello 0,1%, quella della Pubblica amministrazione è invece scesa dello 0,3%. E ancora: -0,3% per le importazioni, +0,2% per le esportazioni. Il comparto a versare in acque più difficili sono le costruzioni (-1,1%), seguite dall’industria (-0,6%) e dall’agricoltura (-0,1%). Stazionario il valore aggiunto dei servizi. Immediata la reazione del premier Matteo Renzi, che invoca la ripresa degli investimenti: “L’Unione o cambia verso in direzione economica, oppure rischia di diventare la Cenerentola del mondo. C’è ancora un po’ di timidezza nell’affrontare la sfida degli investimenti”. Gli fa eco il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan: “La ripresa è ancora debole e la dinamica dei prezzi ci fa ballare pericolosamente sul sentiero di una possibile deflazione”.