L'Ilva resta (quasi) italiana. Ci sarebbe da festeggiare, ma visto come è andata l'ultima volta con Alitalia meglio restare calmi. Certo, non c'entrano qui i capitani coraggiosi, ma il gruppo ArcelorMittal - 63 miliardi di ricavi e 19 miliardi di capitalizzazione - che insieme con Marcegaglia (15%) ha acquisito il controllo del gruppo in amministrazione straordinaria de 2013 dopo mesi di proteste e scioperi tra Taranto e Genova.

ARCELORMITTAL E MARCEGAGLIA SALVANO L'ILVA

La firma ufficiale del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, trasferisce così l'ex Italsider al colosso europeo dell'acciaio, con sede a Lussemburgo. Non è servito, dunque, il rilancio di AcciaItalia su prezzo, impatto ambientale e occupazione. Manca solo il sì dell'Antitrust Ue, un ostacolo non da poco. Ma cosa succederà dopo l'eventuale ok europeo?

L'imprenditore anglo-indiano Lakshmi Mittal ha promesso di investire circa 4 miliardi, di cui 1,25 per la tutela dell’ambiente. Dall'altra parte, però, ci sarà una netta riduzione della forza lavoro: dai 14 mila addetti attuali, Mittal prevede di averne in organico 9.407 tra un anno e addirittura 8.480 nel 2023 dopo il rifacimento degli altoforni (ma si potrebbe trattare fino ad arrivare a quota 10 mila).