Cambierà tutto: logo, divise, numero delle rotte, i servizi a terra e a bordo, gli hub. E persino il catering verrà rivoluzionato. La nuova Alitalia Sai (Società aerea italiana), rimessa in piedi dall’entrata di Etihad, punta indubbiamente in alto, decisa com’è a fare la differenza rispetto al passato e riportare in utile la società: l’obiettivo, dichiarato in conferenza stampa, è di tornare in attivo nel 2017, quando l’utile si avvicinerà ai 100 milioni.

QUALITÀ E NETWORK. A cimentarsi con questo arduo scopo sono il neo presidente della compagnia Luca Cordero di Montezemolo, il vicepresidente nonché ceo di Etihad James Hogan e l’a.d. Silvano Cassano. Due gli asset su cui punta il trio: la qualità e il network, ossia il potenziamento delle rotte e delle frequenze, con un focus particolare tra America e Asia. “Nel 2016 puntiamo sullo sviluppo, il contenimento delle perdite e il pareggio finanziario”, afferma Cassano. Più nel dettaglio, stando al piano illustrato in conferenza, entro la metà del 2018 si passerà da 87 a 113 voli settimanali a Roma, da 11 a 25 a Milano, per un aumento dei passeggeri pari al +130% in tre anni. La stessa flotta verrà a sua volta potenziata, grazie alla disponibilità di velivoli del portafoglio ordini di Etihad. Cresceranno anche i tre hub di riferimento ossia, Roma Fiumicino, Milano Linate e Milano Malpensa.

CAMBIAMENTO RADICALE. “Questa è l’ultima possibilità di salvare l’Alitalia”, commenta Hogan. “Oggi l’azienda va male perché è stata gestita, fino ad ora, come una società pubblica e ora serve un cambiamento radicale del modo di lavorare per abbassare i costi e aumentare la produttività. Abbiamo molto lavoro da fare ma Alitalia diventerà la compagnia più sexy. Non avremmo mai affrontato un investimento del genere (560 milioni di euro, ndr), se non fossi convinti che il piano produrrà business”.