Un cesto dal sound tricolore ma per niente made in Italy

In Europa il business dell'imitazione dei prodotti italiani raggiunge 26 miliardi di euro contro un export alimentare che vale circa 13 miliardi di euro. A dirlo è l'Osservatorio Italia in Testa che ha voluto studiare il fenomeno dell'Italian sounding sui dati di Federalimentare. Le cose non vanno meglio nel resto del mondo: il mercato nord americano sviluppa complessivamente 24 miliardi di euro di fatturato dal sapore tricolore a fronte di esportazioni pari a circa 3 miliardi di euro. Negli altri Paesi (extra Ue ed extra Nord America) il finto made in Italy g vale 10 miliardi di euro contro un export dei prodotti made in Italy che vale 4 miliardi di euro (per ogni prodotto alimentare autentico ce ne sono 2,5 falsi).

PRODUZIONE E ORIGINE. E proprio delle potenzialità del settore delle esportazioni e della necessità di tutelale il Made in Italy si è discusso ieri 29 aprile nella sede del Parlamento Europea a Roma nel corso del convegno dal titolo Prospettive di tutela del Made in Italy alle porte dell'Expo . «L'entrata in vigore della nuova direttiva europea che abolisce l'obbligo di indicare la sede dello stabilimento di produzione, non ha certo aiutato il nostro mercato interno», ha spiegato Vito Giambiero Gulli, consigliere Federalimentare, «nel prossimi mesi chiederemo di essere tutelati con una lettera all'Europa, si dovranno ritenere di produzione italiana solo gli articoli che indicano in maniera inequivocabile il luogo in cui sono stati prodotti».

LOTTA LEGALE. «Il reato di falso, o di contraffazione, non riguarda solo l'Italian sounding», ha spiegato Annaluce Licheri, presidente dell'Osservatorio Italia in Testa, «la politica italiana prevede specifiche sanzioni per la contraffazione di tutti i prodotti, nel settore della moda o del design, in particolare, le corti di Milano e di Roma, che sono delle sezioni specializzate di eccellenza, emettono velocemente provvedimenti di inibitoria e provvedimenti di sequestro previa descrizione. In ogni caso, va evidenziato che i Tribunali negli ultimi anni hanno ribaltato la giurisprudenza in tema di falso innocuo, grossolano, escamotage a cui ricorrevano i venditori di prodotti contraffatti o falsi (spesso apponendo etichette con la dicitura "falso d'autore"), è stata anticipata la soglia di punibilità di codesti reati, e quindi anche il falso d'autore è un reato, con la conseguenza che la Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità del marchio falso d'autore, per contrarietà alla legge penale».

IL FUTURO. «E' necessario creare un marchio di origine che consenta di individuare il luogo di provenienza del prodotto, la Svizzera e la Francia da tempo hanno introdotto questa regola, si tratta di un dato oggettivo che tutela il consumatore che viene informato in maniera chiara e corretta, inoltre questo favorirebbe il mercato interno e aiuterebbe a mantenere viva l'industria italiana», conclude Amedeo Teti, direttore generale per la politica commerciale internazionale al ministero dello Sviluppo Economico.