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Una buona notizia è sempre una buona notizia, anche se già annunciata. Termina la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, che non è più osservata speciale dell’Unione europea; un risultato ottenuto “grazie ai sacrifici per i quali il merito va agli italiani”, ha subito riconosciuto il premier Letta. Un risultato più morale che altro – si sottolinea in un servizio del Tg La7 – perché il nostro rating tecnico è ancora da tripla B.
José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha comunque riconosciuto gli sforzi del Paese: il deficit è da primi della classe, sotto il 3% (e lì dovrà restare). Ora, però, deve scendere il debito pubblico ed è bene che su questo l’Italia non si rilassi, ha dichiarato Barroso ricordando quel che storicamente è il nostro assillo, uno dei tanti elementi della nostra ingovernabilità.
Sei raccomandazioni erano annunciate per l’Italia e sei sono: il nostro Paese dovrà adeguarsi tra il 2013 e il 2014 raggiungendo il pareggio di bilancio, migliorando l’efficienza della Pubblica amministrazione e delle banche (“prestino soldi, di più e meglio); servirà allineare i salari alla produttività, e poi c’è il fisco. Bruxelles raccomanda di scaricare il carico fiscale dal lavoro ai consumi, beni immobili e ambiente. È un intervento piuttosto diretto e critico: spostare il carico dal lavoro ai consumi significa Iva, difficile non aumentarla; spostare sui beni immobili significa, invece, Imu. Non a caso il commissario agli Affari economici Olli Rehn, ha spiegato che dopo le decisioni fiscali del nuovo governo i margini di sicurezza sul deficit sono diventati piccolissimi. Tanto per ricordarci che gli esami non finiscono mai.

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