Italia penultima per capacità di innovazione: paga la poca attrattività per gli studenti stranieri e il basso numero di brevetti

Il verdetto è di quelli inequivocabili: penultimo posto. L’Italia è, anche quest’anno, in coda nella classifica sull’innovazione Innosystem Index 2015 stilata da The European House-Ambrosetti. E dire che, nei ranking parziali sulle citazioni per ricercatore vantiamo il terzo migliore punteggio, e siamo quarti in materia di R&S finanziata dall’estero. La materia prima, ossia i cervelli pensanti, dunque non ci mancano. Tuttavia, non riusciamo a spiccare il salto e conquistare posizioni della top 13 di Ambrosetti. Peggio di noi performa solo il Cile.

«I problemi più critici sono la scarsa propensione alla brevettazione (0,24 brevetti per mille abitanti contro 1,37 della media), le risorse finanziarie, la distanza tra il mondo della ricerca e le imprese», spiega Valerio De Molli, a.d. di The European House. «Siamo ultimi anche per la quota di investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) condotta nei programmi di dottorato finanziati dal settore privato». Quanto al resto della classifica, la leadership va alla Svizzera che si aggiudica il primo posto, superando la Corea del Sud (seconda) e Singapore (terza). Al quarto posto Israele, davanti a Usa, Germania e Regno Unito.

L'innosystem Index 2015 (andamento su 2014 per Paese):

1. Svizzera
2. Corea del Sud
3. Singapore
4. Israele
5. Usa
6. Germania
7. Regno Unito
8. Svezia
9. Finlandia
10. Francia
11. Canada
12. ITALIA
13. Cile