I "nuovi italiani" sono più vecchi e poveri, ma adorano i prodotti bio e lo stile di vita green. È quanto emerge dal Rapporto Coop 2016, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi originali di Iri Information Resources, Gfk, Demos, Nomisma e Ufficio studi Mediobanca.

CALANO I RISPARMI. Per quanto riguarda i consumi, il rapporto stima che questi cresceranno più del Pil, ossia +1,1%, contro le stime del +0,6% per il Pil 2016. Il superamento sarebbe però reso possibile da una serie di fattori esterni quali «le misure del governo, le concessioni europee, la caduta dell'inflazione e del prezzo del petrolio». Inoltre il si evidenzia una progressiva erosione dei risparmi: per arrivare a fine mese, sempre più famiglie attingono ai soldi messi da parte negli anni. L’erosione stimata è di 3 punti percentuali dal 2007 a oggi. Tra l’altro ci sarebbe una vera e propria disuguaglianza generazionale: se gli over 65 vantano una ricchezza finanziaria media attorno ai 154 mila euro, gli under 35 dispongono solo di 18 mila euro. Alto anche il tasso di disoccupazione: tra i millenal e le “generazione delle reti” la stima è del 37,6%. Quattro su cinque dichiarano di sentirsi ai margini della società. «Di fronte ai dati economici non entusiasmanti e in previsione di una imminente Legge di Stabilità, chiediamo una svolta di politica economica da un lato evitando azioni repressive su consumi già in difficoltà (un intervento di aumento dell’Iva sarebbe una catastrofe) e dall’altro varando con coraggio un insieme di azioni concrete a sostegno dei giovani che diminuiscano l’attuale divario generazionale. Investire sulle giovani generazioni è un segnale di futuro», commenta Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop.

COME CAMBIANO I CONSUMI. Il rapporto esamina inoltre come sono cambiati, negli ultimi 15 anni, i consumi. Se, per esempio, nel 2000 le abitazioni e le utenze incidevano sulla spesa degli italiani per il 18%, ora la percentuale è aumentata al 24%. In aumento anche la voce “alberghi e ristoranti” che passa dal 9% al 10%. Diminuisce invece l’incidenza di alimentari e bevande non alcoliche (dal 15% al 14%), del vestiario (dall’8% al 6%), dei trasporti (dal 14% al 12%) e delle comunicazioni (dal 3% al 2%).

IL CARRELLO. Per quanto riguarda il carrello della spesa, oggi gli italiani prediligono i cibi bio, la cui crescita è a doppia cifra, e la cucina etnica: in particolare sono molto richiesti zenzero, quinoa e curcuma. Basti pensare che il giro d’affari dello zenzero anno su anno è cresciuto del +141%, mentre la curcuma supera il 93%. Al contempo cresce anche il business legati ai prodotti dietetici: siamo primi in Europa per il consumo di pillole, integratori, beveroni, il cui valore supera i 2,5 miliardi di euro all’anno (+ 7,7% anno su anno). Capitolo chiuso, invece, per la carne: il suo consumo è crollato del -13% nel giro degli ultimi sei anni.

LE CATENE. Per quanto riguarda i brand, Coop primeggia con una quota di mercato pari al 14,7% su scala italiana. Al secondo posto Conad (11,9%), seguita da Selex (9,7%) ed Esselunga (6,7%).

SPORTIVI E GREEN. I nuovi italiani amano inoltre fare sport: ben 20 milioni si dedicato ad attività motorie, a cui si aggiungono 16 milioni di sportivi “fai da te”. È inoltre cresciuta la sensibilità green: siamo primi per la raccolta differenziata e oltre l’80% considera immorale vestirsi con pelli, pellicce e piume. Dal punto di vista della mobilità, è cresciuto il mercato delle auto ibride, le cui vendite sono aumentate del + 48% nei primi sei mesi del 2016. Bene anche le e-bike: quasi 57 mila le unità acquistate nel 2015.

MA SIAMO I PIÙ STRESSATI. Lo stile di salute degli italiani non è però così idilliaco. L’Italia si distingue in Europa per avere il più alto tasso di consumo di farmaci per l’ansia e il sonno: il 10%. Alto anche il consumo di droghe: il 31,9% ha provato almeno una volta la cannabis. Inoltre siamo secondi in Europa per il consumo di cocaina: il 7,6% l’ha provata almeno una volta nella vita.