La contraffazione? Solo in Italia comporta un danno economico da 6,5 miliardi di euro che, tradotto in termini occupazionali, è pari a 105 mila posti di lavoro in meno a tempo pieno. È quanto calcolato da un’analisi di Coldiretti, basata sui dei dati Censis e del ministero dello Sviluppo economico. Tra i settori più “proficui” dal punto di vista della contraffazione, spiccano l'abbigliamento e gli accessori: dai falsi Prada alle borse clone di Louis Vuitton, il fatturato generato è di 2,2 miliardi. Seguono il comparto cd, dvd, software (1,8 miliardi) e i prodotti alimentari (un miliardo). «Al danno economico ed occupazionale si aggiunge quello di immagine con la presenza sul mercato di prodotti di imitazione che non hanno le stesse caratteristiche qualitative di quelli originali ma in alcuni casi, come per i prodotti alimentari e farmaceutici, i rischi riguardano anche la salute dei potenziali acquirenti», si precisa in una nota Coldiretti.

INTERNET FAVORISCE L’ATTIVITÀ ILLEGALE. A sorpresa, tra i fattori che contribuirebbero alla promozione del mercato del falso ci sarebbe Internet: il commercio online faciliterebbe le truffe. Non solo. Le offerte disponibili in Rete sono le più disparate e orientarsi non è sempre facile: per esempio, Daniele mortadella è prodotta negli Usa mentre esiste addirittura un Chianti bianco svedese. Almeno apparentemente, invece, sembrano più chiare le truffe legate al vino in polvere, confezionato in Canada, che promette di ottenere in poche settimane il Barolo. Tra gli alimentari, i prodotti maggiormente falsificati sono i prodotti tipici della tradizione locale e regionale (32%), i vari Dop e Igp (16%) e i semilavorati ossia insaccati, sughi, conserve (12%).