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Il settore tessile del made in Italy ha chiuso il 2014 in ripresa: oltre 8 miliardi di fatturato (+3,8%) e una crescita del +3,3% delle esportazioni, in particolare quelle con gli Stati Uniti (+10%), complice il dollaro forte. In flessione, invece, quelle con Cina (-10%) e con Hong Kong (-11,9%). Queste le stime del Centro studi di Sistema Moda Italia, presentate in occasione della 20ma edizione di MilanoUnica, il salone italiano del tessile, e che, come spiegato in una nota, «sembrano confermare il ruolo anticipatorio nella ripresa economica che la letteratura assegna al settore del tessile e in particolare alla tessitura».

I NUMERI DELLA RIPRESA. La crescita del settore è dovuta anche a una ripresa della domanda interna (+4,4%) che interrompe un ciclo pluriennale caratterizzato da cali significativi e stasi. La fase di espansione riguarda tutti i comparti del tessile con il settore laniero (meno che il cotoniero) che concorre per quasi il 40% del fatturato complessivo. A ulteriore conferma arriva anche il rilancio della produzione industriale che il Centro studi ha stimato al +2,9%, depurandolo dalle vendite di prodotti importati. A questi dati positivi si aggiunge anche il rallentamento dell’emorragia occupazionale di appena l’1%.

Nonostante il calo delle esportazioni registrato per la Cina e Hong Kong questi due Paesi restano il secondo mercato di sbocco per le esportazioni italiane. In particolare, per le tipologie di export, è stata segnalata la preminenza dei tessuti di maglia, seguiti dai prodotti lanieri e pettinati. Propulsione anche per l’import al +6,5% che supera i due miliardi di euro. In crescita anche i traffici con il Pakistan che si affianca a Cina e Turchia, le quali concorrono a quasi il 50% del valore totale dei tessuti importati.

Infine, il Centro studi di Sistema Moda Italia riporta come la bilancia commerciale della tessitura italiana abbia conseguito un saldo positivo di circa 2,4 miliardi di euro e come sia partecipe con il 25% di quello complessivo di tutto il settore tessile/abbigliamento, nonostante incida solo per il 15,3% sul fatturato totale.