Sale di tre punti percentuali e supera il 130% del Prodotto interno lordo il debito dell’Italia, un deficit che in Europa è secondo solo alla Grecia. È quanto comunicato dall’Eurostat nel suo rapporto relativo al primo trimestre dell’anno e nel quale si prevede un’ulteriore crescita al 131,2% per fine 2013. I dati, come sottolineato da Sergio De Nardis, capoeconomista Nomisma, non appaiono fuori linea rispetto alle previsioni; le incertezze, invece, sono per il 2014: “Le stime inserite all'interno del Def di aprile prevedono un'inversione di tendenza del rapporto Debito/Pil – spiega De Nardis – ma tutto questo alla luce di un'aspettativa di ripresa dell'attività economica – +1,3% – che oggi appare francamente ottimistica, considerando che altre stime – vedi Commissione Europea – inquadrano un rapporto debito/Pil ancora in crescita per l'Italia”. Se Unimpresa calcola in 200 miliardi (equivalenti a 12 punti di Pil) la spesa pubblica che potrebbe essere oggetto di spending review, De Nardis aggiunge che, “per ridurre il rapporto Debito/Pil occorre puntare sulla crescita anche per far fronte alla possibilità di aumenti dei tassi di interesse non tanto causati da tensioni sullo spread, ma dalla ripresa economica Usa e all'interno dell'Unione. Certo – conclude – un'accelerazione del processo di valorizzazione e di dismissioni del patrimonio pubblico sarebbe un concreto aiuto, così come previsto dal programma di Governo. Ma occorre essere realisti: con le attuali condizioni di mercato è ben difficile immaginare l'utilizzo del patrimonio come scorciatoia rispetto alla maratona che dobbiamo percorrere”.

DEBITO PUBBLICO IN EUROPA. Dopo Grecia (debito al 160,5%) e Itali (130,3%) il debito pubblico più alto registrato in Europa è del Portogallo (127,2%); seguono Irlanda (125,1%) e Belgio (104,5%). I debiti più bassi invece sono per Estonia (10%), Bulgaria (18%) e Lussemburgo (22,4%). Rispetto all'ultimo trimestre 2012, 21 Stati hanno registrato un aumento del loro debito nel primo trimestre 2013 e solo sei una discesa. Gli aumenti più elevati quelli dell'Irlanda (+7,7 punti percentuali) Belgio (+4,7 punti) e Spagna (+4 punti), mentre i cali più ampi in Lettonia (-1,5 punti), Danimarca (-0,8 punti) e Germania (-0,7 punti).