L'Italia va alla conquista dell'estero, ma la bilancia è ancora sproporzionata. Da una parte bisogna mettere tutte le acquisizioni di aziende tricolori all'estero: 150 operazioni per 9,4 miliardi di euro nel 2016. Mica male, verrebbe da dire. Sull'altro piatto, però, vanno messi i blitz di aziende straniere nel made in Italy. E qui l'equilibrio precipita. Secondo la banca dati Zephyr di Bureau Van Dijk, nel 2016 si è registrato uno shopping estero per 65,5 miliardi con un flusso di 1.200 operazioni. Poco male chenel 2015 la situazione fosse ancora peggiore: 74 miliardi contro 3,6.

La Francia da sola spende in Italia quanto tutto il Belpaese in giro per il mondo: oltre 9 miliardi per comprare Telecom, un pezzo di Mediaset e molto altro, non solo con Vincent Bolloré. Le altre operazioni delicate sono state nel 2016 sono state Sisal, Cigierre, Hydro Dolomiti, ma soprattutto Italcementi (4 miliardi da Heidelberg Cement). La Penisola ha risposto con Exor, che ha acquisito le assicurazioni PartnerRe (6,9 miliardi), ma anche Campari-Gran Marnier, Chiesi Farmaceutici-The Medicines Company: operazioni importanti queste ultime, ma di portata limitata. Da ricordare anche l'acquisizione di Carte Noire da parte di Lavazza e del cioccolato Thorntons da pare di Ferrero.