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Sono solo stime preliminari, ma secondo l'Istat l'indice Nic dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% su base congiunturale nel mese di febbraio.

Rispetto all'anno scorso invece il dato parla di un calo dello 0,2%, in netta diminuizione però rispetto al -0,6% di gennaio (dato tendenziale più basso dal settembre 1959).

L'istituto di statistica sottolinea che il +0,3% congiunturale di febbraio è il dato più alto dall'agosto 2013 (+0,4%). L'inflazione acquisita per il 2015 è pari a -0,3%.

«L'attenuazione della flessione su base annua dell'indice generale è dovuta in primo luogo alla netta ripresa dei prezzi dei vegetali freschi (+11,2%, da -1,7% di gennaio); contribuiscono poi l'accelerazione della crescita tendenziale dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%, da +0,3% di gennaio), l'inversione di tendenza di quelli dei tabacchi (+3,7%, da -0,4% di gennaio) e il parziale ridimensionamento del calo su base annua dei prezzi degli energetici non regolamentati (-12,8%; era -14,0% il mese precedente)», spiega l'Istat.

L'inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale a +0,6% dal +0,3% di gennaio. Al netto dei soli beni energetici l'inflazione si porta a +0,7% da +0,3% del mese precedente.

I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,6% su base mensile e calano dello 0,5% su base annua.