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La buona notizia è che, stando ai dati Istat, le famiglietornano a risparmiare. La cattiva, invece, riguarda i conti pubblici: nel terzo trimestre 2014 il rapporto deficit/Pil è aumentato del +2% rispetto allo stesso periodo 2013, toccando quota 3,5%. Una percentuale superiore a quella fissata dalla Commissione Europea che aveva indicato nel 3% il limite massimo di indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, il governo conta di aver riportato al 3% il rapporto deficit/Pil nel corso del quarto e ultimo trimestre 2014, grazie agli introiti provenienti dalle imposte sulla casa, agli anticipi per il 2015, nonché alle limitate emissioni di titoli di debito pubblico a dicembre. Positivo invece il saldo primario, ossia la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito pubblico: nel terzo trimestre 2014 è stato di 3 miliardi di euro e l’Istat ha registrato un’incidenza sul Pil del +0,8%, ossia 0,5 punti percentuali in meno rispetto al terzo trimestre 2013. Positivo anche il saldo corrente, pari a 616 milioni nel terzo trimestre.

RITORNO AL MATERASSO. Quanto alle famiglie, come si è detto l’Istat ha registrato un aumento del potere d’acquisto: il loro reddito disponibile, ossia la somma che resta per gli acquisti dopo aver pagato tasse e contributi, è salito dell’1,8% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua. Ma la scelta degli italiani è stata quella di risparmiare: il reddito disponibile non è stato speso, se è vero che la spesa per consumi finali è rimasta immutata su base congiunturale, per crescere di appena il +0,4% su base annua.

Al contrario, la propensione al risparmio è aumentata del +10,8%. Al contempo, cresce la pressione fiscale che arriva a toccare il 40,9% nel terzo trimestre 2014 (+0,7%). Se però si considerano tutti e tre i trimestri 2014, la pressione si attesta sul 40,7%, segnando un calo del - 0,2% rispetto al 2013: una diminuzione dovuta soprattutto ai primi due trimestri 2014.