Istat, nel 2019 tasse da record: toccato il livello più alto dal 2015

Durante la campagna elettorale e i primi mesi di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio avevano rassicurato gli italiani, promettendo loro che non avrebbero aumentato le tasse, anzi che le avrebbero diminuite. E, invece, la promessa è stata ampiamente infranta. Le imposte, infatti, non sono mai state così alte da quattro anni a questa parte. Secondo il Conto trimestrale delle amministrazioni pubbliche appena diffuso dall’Istat, nel primo trimestre di quest’anno la pressione fiscale, che è il frutto del rapporto tra le entrate e il Pil, è stata del 38%, “in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Si tratta del dato più alto dal 2015 riferito ai primi tre mesi dell’anno, che fra l’altro, in genere, sono quelli con il livello di pressione più bassa. Nei mesi successivi, infatti, con il susseguirsi delle scadenze fiscali, la pressione fiscale sale ulteriormente: nel 2018 ha raggiunto il 42,1% del Prodotto interno lordo. Chissà cosa ci aspetterà, dunque, nei prossimi trimestri.
La stangata del primo periodo 2019 è stata determinata solo in parte dalla frenata del Pil, sceso dello 0,1% rispetto al primo trimestre 2018. La colpa è proprio della tassazione schizzata alle stelle: le imposte dirette sono cresciute, in termini assoluti, dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2018, quelle indirette dell’1,2% e i contributi sociali del 2,6%. Solo le imposte in conto capitale sono diminuite, del 5,6%. “Le tasse sono aumentate per colpa del governo” ha commentato il leader del Pd Zingaretti. “Stanno facendo male al Paese” ha rincarato Silvio Berlusconi.

Insieme alle tasse sale il potere d’acquisto delle famiglie

C’è da segnalare, però, che una notizia positiva: dopo due cali consecutivi, il potere d’acquisto delle famiglie è salito dello 0,9% nel primo trimestre dell’anno rispetto al trimestre precedente. Merito della frenata dei prezzi. Tuttavia, è ancora presto per cantare vittoria: il recupero del reddito disponibile sta avvenendo a un ritmo ancora insufficiente, tanto che, come spiegato dal direttore centrale della Contabilità nazionale dell’Istat, Gian Paolo Oneto, “siamo ancora sotto i livelli del 2011, per non parlare del 2007: dopo 12 anni dobbiamo ancora recuperare circa 7 punti”. In Europa, siamo i peggiori, davanti solo alla Grecia. Il risultato? Le famiglie hanno incrementato ulteriormente la propensione al risparmio, pari all’8,4% del reddito disponibile, ma non i consumi.