Evasione fiscale esorbitante e un’inutile spesa pubblica. Sono questi i due macigni che, secondo Manageritalia, affossano il nostro Paese. Sì, perché all’indomani dei dati sul mercato del lavoro in Italia – che evidenziano come il mercato del lavoro, con l’esaurirsi degli incentivi, si sia nuovamente arenato – sottolinea la necessità di un programma a lungo termine per rilanciare l’economia dell’Italia. “Il Jobs Act è stato un utile tassello per ammodernare il mondo del lavoro, anche se si doveva fare meglio e di più. Ma l’economia non può riprendere a correre per legge o decreto”, afferma Guido Carella, presidente di Manageritalia. “Dobbiamo digitalizzare l’Italia e l’economia Italiana, tagliare burocrazia, fisco e tanto altro ancora, ma non basta. Il sistema economico deve premiare il merito e la concorrenza e tutti devono fare la loro parte, senza impropri interventi della politica e addirittura di ministri”, aggiunge Carella, che punta il dito sull’elevata pressione fiscale italiana e una “spesa pubblica improduttiva”.

Per il presidente dell’associazione di rappresentanza di manager, quadri e professionisti del terziario, i recenti dati sui redditi in Italia sono “un chiaro segno di un’evasione imperante. Come indirettamente conferma una nostra recentissima analisi sui dati della Commissione Europea sull’imposizione fiscale in Italia e Francia. Infatti, emerge con forza come in Italia le aliquote per scaglioni di reddito siano ben più alte. L’aliquota massima, quasi uguale (43% da noi e 45% da loro), parte da noi sopra i 70 mila euro e da loro, oltre il doppio, sopra i 152 mila euro. Anche i pensionati, a parità di reddito dichiarato, pagano da noi quasi il doppio di tasse. Questo non è in larga parte spiegabile se non con un’evasione da noi esorbitante. Dobbiamo smetterla di evadere i problemi”, conclude Carella. “Serve una vera strategia economica e un vera lotta a evasione e sprechi. Senza questo non ci sono incentivi che tengano”.

CHE TASSE IN ITALIA! IL PARAGONE CON LA FRANCIA. In Francia, si evidenzia dallo studio Manageritalia, la soglia di reddito esente risulta pari a 9.690 euro, contro gli 8 mila euro dell’Italia (7.500 per i pensionati). L’impôt sur le revenu - la nostra Irpef - ha in Francia un’aliquota minima del 14% (che si applica allo scaglione di reddito fino a 26.764€) e una massima del 45% (che si applica oltre i 152 mila euro). In Italia l’aliquota minima è del 23% (fino a 15 mila euro) e quella massima del 43% (oltre i 75 mila euro). Ovviamente, in entrambi i Paesi sono previste detrazioni per i carichi di famiglia, nonché deduzioni per varie categorie di spese.

PENSIONI, DUE MONDI DIVERSI. Per quanto riguarda i redditi da pensione, l’aliquota media d’imposta raggiunge in Italia un valore circa dieci punti superiore a quello della Francia. Nel nostro Paese, infatti, in assenza di detrazioni e deduzioni, un contribuente:

- con una pensione lorda di 20 mila euro paga 3.702 euro di Irpef (1.443 euro in Francia);
- con una pensione di 40 mila euro paga 11.049 euro (6.361 euro in Francia);
- con una pensione di 60 mila euro paga 19.270 euro (12.361 euro in Francia);
- con una pensione di 80 mila euro paga 27.570 euro (19.268 euro in Francia);
- con una pensione di 100 mila euro paga 36.170 euro (27.468 euro in Francia).