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Rinunciare ai lavoratori immigrati costerebbe 38 miliardi. Per questo, il tema dei migranti non è in cima alle preoccupazioni dell'Inps. Che, secondo la provocazione del presidente Tito Boeri, andrebbe rinominato "Istituto Nazionale della protezione sociale", dal momento che solo 150 delle 440 prestazioni erogate sono di tipo pensionistico.

RINUNCIARE AGLI IMMIGRATI COSTA 38 MILIARDI

Dalla relazione annuale dell'Istituto emerge il valore degli immigrati: senza di loro perderemmo 38 milioni in 22 anni. Stesso discorso per le donne: portarne di più al lavoro sarebbe solo un vantaggio per il nostro Paese. Tra le proposte per una maggiore equità, Boeri chiede il ricongiungimento gratuito dei contributi, il reddito minimo d'inclusione, il salario minimo.

Ecco, dunque, che la vera preoccupazione per l'Inps, ora impegnata in molte attività diverse da quella pensionistica: la gestione dell'Ape, quella del Bonus mamma domani, quello dei contratti di prestazione occasionale e, da settembre, il sistema delle visite fiscali.

EMERGENZA CASSA INTEGRAZIONE

Tra queste prestazioni, la vera urgenza è però la Cassa integrazione (Cig), il cui utilizzo è stato ormai "snaturato". Due terzi delle 350 mila aziende che vi hanno fatto ricorso, l'hanno utilizzata per più di un anno. Ma un quinto delle imprese ha superato la quota limite dei cinque anni. «Difficile pensare che, in questi casi, si tratti di problemi temporanei, indubbio che siamo di fronte a un sussidio prolungato che riduce in modo continuativo il costo del lavoro di alcune imprese», è l'attacco di Boeri. «Circa un beneficiario su quattro di cassa integrazione nel 2014 aveva ricevuto il trattamento per più di nove mesi. Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee».

Problemi simili per gli ammortizzatori sociali: la copertura è aumentata (+6% di beneficiari), ma «manca ancora in Italia uno strumento universalistico per chi non ce la fa comunque a trovare lavoro al termine della durata massima dei sussidi di disoccupazione e, più in generale, per tutti coloro che finiscono in condizioni di indigenza».