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Smart Manufacturing, Italia in ritardo

Smart Manufacturing, Italia in ritardo Torna a Industria 4.0, chi l'ha vista?
Mercoledì, 23 Marzo 2016

 

Intervista a Giancarlo Oriani, amministratore unico Staufen Itali a

La quarta rivoluzione industriale? In Italia non è ancora iniziata. È questa l’impressione che si ha leggendo i dati di un’indagine di Staufen, società di consulenza internazionale di origini tedesche, che ha sede in diversi Paesi, dalla Germania sino alla Cina. «L’industria 4.0 è un argomento decisamente poco familiare alle aziende tricolori», dice Giancarlo Oriani, amministratore unico di Staufen Italia, che traccia un quadro non particolarmente confortante di come il sistema produttivo del nostro Paese sta affrontando le trasformazioni dell’industria.

Il ritardo è preoccupante?
Direi che non va affatto sottovalutato. Sia chiaro: pure le aziende di molti altri Stati, compresa la Germania, sono ancora agli inizi nella sperimentazione di certi tipi di innovazioni. Il guaio è che, purtroppo, le aziende tedesche si stanno comunque muovendo, mentre in Italia parecchie imprese brancolano ancora nel buio. Quando abbiamo chiesto loro se hanno implementato dei progetti legati all’industria 4.0, in molte ci hanno risposto di non sapere neppure di cosa stessimo parlando.

Tabula rasa, insomma...
Sì. Per questo ritengo che ci voglia un colpo di reni da parte del nostro sistema produttivo, prima che il gap già accumulato diventi incolmabile.

A che cosa vanno imputate queste carenze?
I motivi sono diversi. Diciamo che, come spesso avviene, abbiamo difficoltà a fare sistema e a capire che, di fronte a dei cambiamenti significativi del modo di produrre, c’è bisogno di uno sforzo collettivo che coinvolga diversi attori, dalle autorità pubbliche alle reti d’impresa.

Purtroppo, però, c’è un problema: la mancanza di risorse, pubbliche ma anche private, visto che le pmi non possono investire tanto nell’innovazione…
È vero. Proprio per tale ragione, penso che ci voglia soprattutto uno sforzo collettivo, un approccio sistemico. Detto questo, è innegabile però che ci sia anche un problema culturale, legato alla capacità di molte aziende di mettere in discussione se stesse e le logiche con cui operano oggi. Saper innovare significa anche questo.

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