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Approvato dal Consiglio dei ministri nel weekend del 6-7 aprile, il decreto legge che dà immediatamente il via al pagamento dei debiti commerciali scaduti della pubblica amministrazione arriva oggi in Gazzetta Ufficiale. A differenza dalla prima bozza di testo, il decreto sblocca i 40 miliardi di euro previsti nell’arco di 12 mesi e non in due anni. “Si tratta di un passo decisivo per garantire la soluzione rapida del problema dei pagamenti arretrati, attraverso meccanismi chiari, semplici e veloci che restituiscano alle imprese la certezza di recuperare i crediti accumulati nei confronti delle amministrazioni e favoriscano così l’accelerazione della ripresa economica”, si scrive in una nota di Palazzo Chigi. Cosa prevede il decreto

RISPETTATI I VINCOLI EUROPEI. Il provvedimento – sottolineano i tecnici del governo Monti – non sforerà il vincolo del 3% imposto dal Patto di stabilità e crescita: al decreto, infatti, “si accompagnano una serie di misure precauzionali per contenere laspesa entro il limite di 40 miliardi e non superare così il limite ‘precauzionale’ del 2,9%”.

OBIETTIVO: SALDARE 90 MILIARDI. Da Palazzo Chigi si precisa come questo sia solo il primo passo per istituire un sistema “sicuro ed efficace” per liquidare i debiti della Pubblica amministrazione; a questo ne seguiranno altri con l’obiettivo di azzerare l’intero stock di debito nei confronti delle imprese, stimato da Bankitalia in 90 miliardi (per Unimpresa i miliardi sono 100). “Con la Legge di stabilità 2014 – si aggiunge nella nota del governo – verrà programmato il completamento del processo di liquidazione avviato con il decreto legge approvato, mediante la previsione di appositi stanziamenti destinati anzitutto alla liquidazione, sotto forma di titoli del debito pubblico, dei crediti in precedenza ceduti dalle imprese al sistema bancario”.

IL CONTROLLO EUROPEO. Il vicecommissario Ue, Antonio Tajani, plaude al provvedimento: “Un passo importante nella giusta direzione – sottolinea Tajani in occasione dell'apertura di Vinitaly – Vigilerò affinché le autorizzazioni ai pagamenti non ostruiscano la direttiva sui pagamenti attuali. Vogliamo cioè che venga pagato sia il pregresso che il futuro”.