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Restano ancora pochi giorni per calcolare e versare l’ultima rata Imu relativa al 2012. La scadenza per il saldo dell’imposta municipale propria – la vecchia Ici – è prevista per il 17 dicembre 2012. La tassa, reintrodotta dal governo tecnico si applica a tutti gli immobili posseduti a titolo di proprietà o di altro diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie), compresa l'abitazione principale e le relative pertinenze. Secondo le stime del governo, l'operazione Imu porterà nelle casse dello Stato circa 20 miliardi di euro; una boccata d’ossigeno per lo Stato, un onere molto rischioso per numerose imprese commerciali sparse su tutto il territorio italiano.
Secondo i calcoli effettuati dal centro studi Fipe-Confcommercio l’Imu si tradurrà in un maggior costo per le imprese commerciali in genere, che va da un minimo del +92% a un massimo del +168%; “in valore assoluto significa un esborso aggiuntivo rispetto alla precedente tassazione dai 680 ai 1.250 milioni di euro”, calcola l’associazione. Ogni impresa si troverà quindi in bilancio maggiori oneri, che vanno da un minimo di 352 euro a un massimo di 642 euro.
A far schizzare così in alto le cifre, segnala la Federazione italiana dei pubblici esercizi, sono state le delibere comunali emanate in questi mesi per la fissazione definitiva delle aliquote: “Spesso si è fatto ampio ricorso alle maggiorazioni consentite e pertanto l’aliquota ordinaria risulta ben superiore allo 0,76% arrivando a toccare, in molti casi, il valore massimo dell’1,06%. Per gli immobili a uso commerciale le conseguenze sono pesanti. Il risultato, con riferimento ai valori massimi di Ici e Imu, è di un maggior onere del 52% che va ad aggiungersi al 62% determinato dall’aumento dei coefficienti.
“Si tratta di costi molto alti che non sono deducibili in alcun modo dai bilanci – commenta il presidente Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani –Tali maggiori oneri metteranno in seria difficoltà tutte le imprese e potrebbero essere addirittura insostenibili per quelle che sono già in stato di sofferenza. Basti pensare che nella sola Milano l'aumento è stato del 322%. E non va meglio a chi non è proprietario delle mura, perché inevitabilmente questi costi si ripercuoteranno prima o poi sui canoni di locazione”.