Un risparmio di oltre 15 euro a fatture per le imprese e uno, complessivo, di circa 1,5 miliardi per lo Stato. È questo l’effetto atteso per la rivoluzione elettronica che sarà completamente operativa dal prossimo 1° marzo. Per quella data, tutte le imprese che forniscono prodotti e servizi alla Pubblica amministrazione dovranno presentare un una fattura digitale, non solo ai Ministeri, che già avevano adottato la nuova modalità dallo scorso giugno, ma anche Regioni, Province, Comuni e Comunità montante. Due milioni le imprese coinvolte per un totale di 135 miliardi di euro in forniture.

“Il primo passaggio ha riguardato le grandi aziende e tutto è andato bene. Ora si parla anche dell’idraulico che ripara il rubinetto di una scuola: è un cambio storico”, ha affermato a la Repubblica Luigi Caruso, coordinatore del progetto Pmi Digital Edge di Unindustria e presidente del gruppo Cmt. Per l’esperto è l’occasione perché le imprese, anche piccole, inizino a “pensare digitale: non devono isolare le fatture verso la Pa in un mondo separato e continuare a far tutto il resto come prima, ma approfittare dell’occasione per ripensare tutta la loro contabilità”. Oltre ai risparmi diretti, sottolinea il quotidiano, si spera possa essere un punto di svolta per la certificazione dei famosi debiti verso i fornitori, la cui entità è ancora vaga: “Il processo permette di trasmettere dati certi al portale di certificazione dei crediti del Tesoro”, ha aggiunto Caruso. “Il patto pubblico-privato sarebbe perfetto se, a valle di questa innovazione, anche i tempi di pagamento andassero verso i 30 giorni stabiliti dalla Ue”.