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Negli ultimi cinque mesi la crisi non ha fatto altro che aumentare i ritardi nei pagamenti fra le imprese: da gennaio a maggio di quest’anno sono aumentati del 47%. Tre i motivi principali individuati da un’indagine di Unimpresa: il crollo dei consumi, la stretta ai prestiti bancari e i crediti della Pubblica amministrazione congelati. Dallo studio – condotto incrociando i dati di 130 mila aziende del territorio nazionale con informazioni estrapolate da alcune basi dati pubbliche e provate – emerge un quadro preoccupante sia al Nord che al Sud, anche se la percentuale di mancati pagamenti è leggermente più alta al Mezzogiorno (49,4%) rispetto al Centro-Nord (45,3%).

I SETTORI. A faticare di più è il settore dell’edilizia, seguito dal commercio, dall’artigianato , dalla piccola industria e dall'agricoltura. “Siamo sempre più vicini al baratro – afferma Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa – E mentre il Paese affonda prendiamo atto che al governo interessano di più le faccende internazionali. È chiaro che la svolta passa anche per una ricetta unica dell'Unione europea, ma nel nostro Paese esistono malattie particolari che richiederebbero medicine ad hoc”.

LA SPIRALE NEGATIVA. Alla base della recessione, secondo Unimpresa, il crollo dei consumi causato dalla crisi; le famiglie hanno modificato le proprie abitudini di spesa ricorrendo in maniera sistematica all’offerta low cost: il risultato è stato un crollo del fatturato che parte dal piccolo commercio e dalla grande distribuzione e arriva a investire l'intera filiera produttiva, trasporti inclusi. La seconda ragione sta nella crisi di liquidità innescata dalla stretta al credito da parte delle banche. Il terzo fattore, che contribuisce a bloccare i pagamenti fra le imprese, è il congelamento dei crediti che le stesse imprese vantano nei confronti della Pubblica amministrazione: “una montagna di 70 miliardi di euro non erosa dalle recenti manovre del Governo, ambiziose ma di difficile attuazione”, sottolinea Unimpresa.