Segnali di vitalità dell’ecosistema imprenditoriale italiano. In base ai dati diffusi da Unioncamere - Infocamere tra aprile e giugno 2016 il numero delle imprese delle Camere di commercio è cresciuto di 38 mila unità; di queste ben 14.500 (il 38,1%) sono residenti al Sud. Un risultato che testimonia il contributo positivo dato dalle aziende del Mezzogiorno negli ultimi anni: dal 2008, infatti, la quota del saldo nazionale delle aziende nel meridione è passata dal 29 al 38,1%.
Anche al livello percentuale, il Sud si dimostra più dinamico del resto del Paese. Il tasso di crescita complessivo delle regioni del Mezzogiorno si attesta infatti a +0,73%, in crescita rispetto agli ultimi due anni, contro lo 0,63% della media nazionale, un valore che ricalca esattamente quello registrato nello stesso periodo del 2015.

INLOMBARDIA IL BILANCIO MIGLIORE. Tutte le regioni hanno chiuso il trimestre con saldi positivi tra aperture e chiusure. In termini assoluti la regione con il miglior bilancio all’attivo è la Lombardia (+5.759 imprese), seguita da Lazio (5.016), Campania (3.884), Sicilia (3.302) e Puglia (3.096). In termini percentuali, la regione più dinamica è stata il Molise (+1,09% la crescita della base imprenditoriale), seguita da Basilicata (+1,06), Puglia (+0,82), Calabria (+0,81) e Lazio (+0,79).

IMPRESE E OCCUPAZIONE. Guardando al bilancio settoriale di imprese e occupazione dipendente negli ultimi cinque anni, i dati mostrano una mappa dell’economia italiana in forte trasformazione. Tra fine giugno 2011 e fine giugno 2016, i settori che hanno visto crescere di più il numero delle imprese sono l’alloggio e ristorazione, i servizi alle imprese e le attività professionali, scientifiche e tecniche (complessivamente +85 mila nel quinquennio). Quelli in cui si è rilevata una contrazione più sensibile sono l’agricoltura, le costruzioni e l’industria manifatturiera (in totale 195 mila in meno). Quanto all’occupazione dipendente, i settori che nei cinque anni hanno creato più posti di lavoro sono stati i servizi alle imprese (188 mila unità in più), i trasporti e magazzinaggio (+156 mila) e la sanità e assistenza sociale (+132 mila). All’opposto, le contrazioni più sensibili si registrano nelle costruzioni (358 mila occupati dipendenti in meno), nell’industria manifatturiera (-155 mila) e nelle attività artistiche e sportive (-53 mila).