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Navigare (quasi) a vista

Navigare (quasi) a vista Torna a Imprese ricerca liquidità perduta
Mercoledì, 15 Luglio 2020

Secondo Alessandro D’Aniello, Cfo del gruppo lombardo Ariston Thermo Group, l’imperativo da seguire in questa crisi è prendere decisioni su un arco temporale di non più di tre mesi, perché le incertezze sono tante e tali da non consentire di spingersi oltre

Alessandro D’Aniello-Cfo-Ariston Thermo Group

Si è conquistata un ruolo di primo piano all’interno del mercato globale del comfort termico per ambienti domestici, commerciali e industriali, Ariston Thermo Group, la società di oltre 1,7 miliardi di fatturato con 7.500 dipendenti e che ogni anno vende la bellezza 8,2 milioni di prodotti (e 37 milioni di componenti) in oltre 150 Paesi nel mondo. Alessandro D’Aniello ne è il Group Cfo da gennaio 2019, dopo una carriera maturata in Datalogic, Ilva, Whirlpool e Indesit.

Voi Cfo siete in trincea: come state vivendo il vostro ruolo in questa fase?
 Le crisi come questa sono, anzitutto, crisi di liquidità. Un’accorta e previdente gestione della liquidità aziendale è una delle misure più importanti per navigare tra le turbolenze. Per questo il Cfo deve mantenere la fermezza nel portare avanti azioni finanziarie drastiche e mantenere la lucidità in situazioni di confusione, nonché l’apertura e la costante disponibilità a discutere e risolvere le problematiche finanziarie che si presentano quotidianamente.

A suo avviso, qual è la situazione finanziaria delle aziende italiane?
 Sono convinto che per quanto i governi si siano trovati ad affrontare uno scenario imprevedibile, per cui il lockdown era inevitabile, adesso debbano essere altrettanto veloci nell’organizzare al più presto la ripartenza – la cosiddetta Fase 2 – in modo strutturato, facendosi guidare dal buon senso e dal dialogo con gli operatori economici. Se il lockdown dovesse dilungarsi, il già dimensionalmente fragile tessuto delle aziende italiane non riuscirà più a riprendersi e molte potrebbero essere costrette a chiudere definitivamente. Le imprese sane vanno messe in condizione di riprendere la loro attività, e la vera criticità non è solo la mancanza di liquidità di breve periodo quanto il blocco della domanda e l’incertezza sui tempi di ripresa dei consumi in molti, tanti, settori (si pensi ai trasporti o al turismo), cui non può sopperire neanche una politica a pioggia di helicopter money da parte dei governi o degli istituti finanziari. Quelle che invece versavano già in condizioni critiche sono purtroppo una vera mina sociale, e questa crisi opererà una selezione naturale basata sui fondamentali e la sostenibilità di un modello di business nel medio lungo termine. Detto ciò, il mondo post crisi sarà ancora più selettivo e comunque richiederà un necessario ripensamento anche dei modelli di business più consolidati.

Chi ritiene debba fare meglio e di più? Lo Stato, l’Europa…
 Ognuno deve fare la propria parte, se non si vuole trasformare una crisi sanitaria in una crisi economica e sociale devastante. Soprattutto l’Europa deve dimostrare di essere unita, ne va della sua stessa sopravvivenza. Sposo appieno le istanze del nostro governo, che chiede l’attuazione di strumenti finanziari di solidarietà europea non convenzionali per fronteggiare l’attuale situazione: se non oggi, quando?

Per infondere liquidità nelle aziende, anziché il prestito sarebbe stata preferibile l’erogazione di contributi a fondo perduto?
 Il contributo a fondo perduto, soprattutto se a pioggia, è di per sé sbagliato poiché induce al moral hazard , non coglie l’obiettivo di rendere gli operatori responsabili su come utilizzano i fondi, né li rende consapevoli di essere in debito con le istituzioni. Meglio quindi forme di finanziamento che prevedano la restituzione dei fondi una volta superata la crisi, e che ci siano meccanismi di controllo e di valutazione dell’andamento aziendale, ma – cosa essenziale per essere veramente efficaci – le istituzioni devono privilegiare la facilità e la velocità di accesso ai fondi per le aziende meritevoli e, soprattutto, che le condizioni di accesso siano legate a valutazioni di merito finanziario e industriale dell’azienda richiedente, senza che si travalichi questo principio e si ecceda nella previsione di condizioni operativamente insostenibili per le aziende e per di più inutili ai fini di una valutazione del merito creditizio e industriale, finendo così nel generare una preoccupazione più che uno stimolo per gli operatori economici e il timore di un eccessivo controllo da parte dello Stato nelle scelte aziendali.

Quali consigli si sentirebbe di dare ai suoi colleghi in questa fase?
 Purtroppo, contrariamente alle precedenti, questa crisi non ha una causa economica e/o finanziaria ben definita e circoscritta che consenta di trarre conclusioni o isolarne le cause per intravedere scenari concreti circa la sua evoluzione. Questa è una crisi unica e globale. Siamo tutti ancora all’oscuro di come si possa sconfiggere il virus e tornare al mondo di solo qualche mese fa, sempre che ciò sia ancora possibile. Ragion per cui l’unico consiglio che mi sento di dare è concentrarsi sul breve termine, identificando tutte le opportunità finanziarie e tutte le azioni che consentano all’azienda di navigare in questo periodo di incertezza, minimizzando e limitando gli effetti che la crisi possa avere sulla liquidità, lavorando giornalmente su quelle che possano essere le possibili evoluzioni economico-finanziarie in un orizzonte temporale di breve –tre mesi al massimo – e identificando le possibili azioni di contrasto e di contenimento che si possano mettere in piedi a fronte di questi scenari.

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