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La capacità produttiva innanzitutto

La capacità produttiva innanzitutto Torna a Imprese ricerca liquidità perduta
Mercoledì, 15 Luglio 2020

Monitoraggio centralizzato e disciplina sono due degli approcci che Massimo Sala, Cfo di Gruppo Terni, indica come prioritari per fronteggiare l’attuale emergenza. Ma non solo…

Massimo-Sala-Cfo-Gruppo-Terni

È una di quelle eccellenze italiane che però solo gli specialisti del settore conoscono, il Gruppo Trevi è infatti leader mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, così come nella progettazione e commercializzazione delle annesse tecnologie nonché nella realizzazione di parcheggi multipiano sotterranei automatizzati. La sede centrale è a Cesena, ma ne conta ben 36 nel mondo ed è operativo in circa 70 Paesi, per complessivi 5 mila dipendenti, mille dei quali in Italia. Per intenderci, lungo la sua sessantennale storia – e solo per citare alcune opere –, si è occupato della realizzazione della Diga di Ertan in Cina, del consolidamento della Torre di Pisa, della costruzione della nuova Biblioteca di Alessandria in Egitto, delle opere di fondazione del nuovo World Trade Center di New York, del consolidamento delle nicchie dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan, del recupero della Costa Concordia, e nel 2016 ha acquisito i lavori per la messa in sicurezza della diga di Mosul in Iraq. Insomma, si tratta di una realtà da cui si scorge una panoramica globale dell’attuale emergenza. Ne abbiamo parlato con il Cfo Massimo Sala, con un passato in Versace, Aeroporti di Roma e Gruppo Edison.

Voi Cfo siete in primissima linea, come state vivendo il vostro ruolo in una fase come quella attuale?
È vero, la situazione è complessa. Il mese di marzo lo è stato, se possibile, ancor più per noi del Gruppo Trevi perché abbiamo perfezionato la cessione della nostra divisione Oil&Gas al gruppo indiano Meil per circa 116 milioni di euro, un elemento fondamentale del nostro processo di ristrutturazione finanziaria e per l’evoluzione del nostro piano industriale. Quindi, l’imperativo è stato – come già prima dell’emergenza Covid-19 – tenere sotto controllo la liquidità e il cash flow, nonché minimizzare gli esborsi, oltre a favorire tutta una serie di operazioni fondamentali per il rilancio aziendale. Credo che in Italia siamo stati gli unici a chiudere un deal di questa portata nel periodo.

Come vede la situazione finanziaria delle aziende italiane alla luce delle ripercussioni del lockdown?
C’è grande difficoltà. Il blocco della produzione e della distribuzione ha messo le imprese all’angolo, molte delle quali non erano preparate, vuoi perché di dimensioni troppo ridotte, vuoi perché sottocapitalizzate o troppo esposte al debito. Palesemente, si sono trovate senza gli strumenti necessari ad affrontare una difficoltà di questa portata. Per quanto ci riguarda, invece, già dal 2019 avevamo attivato un processo di pianificazione bisettimanale della liquidità disponibile in entrata e in uscita; quindi, teniamo sotto controllo il cash flow e le previsioni di tutte le realtà del gruppo, a seguito della quale prendiamo delle decisioni che sono quindi – il che è un aspetto molto importante – centralizzate, perché purtroppo in una situazione del genere bisogna gestire tutto come se si trattasse di un’unica realtà: non ci si può permettere un cash out che non sia – oltre che necessario – monitorato all’interno di una valutazione unitaria. Ogni settimana poi c’è una riunione con tutte le tesorerie delle società, in particolare quelle italiane, per verificare quanto c’è da fare giorno per giorno tra entrate e uscite, il che ci consente di tenere sotto controllo tutti questi elementi di gestione. In breve, strumenti, centralizzazione, monitoraggio continuo e – soprattutto – disciplina, che considero un elemento fondamentale per gestire situazioni complesse, ci hanno consentito di affrontare le difficoltà di questa fase, per l’avvio di un piano industriale che sarà di rilancio per tutto il gruppo.

Quindi, gli strumenti che avevate adottato in precedenza, vi hanno in qualche modo immunizzato contro il coronavirus?
Non possiamo ritenere di essere immuni, ma di sicuro l’approccio manageriale insieme all’utilizzo di certi strumenti, ci sta consentendo di navigare con consapevolezza. Certamente funziona la relazione continua con l’amministratore delegato e con le unità che seguono le nostre attività dal punto di vista del crisis management, le quali ci aggiornano tempestivamente su quanto succede nei vari cantieri che abbiamo sparsi per il mondo. Questo fa sì che, nel momento in cui un cantiere dovesse bloccarsi o avere un’emergenza, si possano fornire tempestivamente tutte le risorse per assolvere ogni necessità e mettere in sicurezza i lavoratori o le attività. Di certo, un aspetto essenziale del nostro business è di mantenere, sia in una fase di lockdown che di slowdown, e nel massimo livello di sicurezza per i nostri dipendenti, la capacità produttiva pronta a ripartire in ogni momento.

Che idea si è fatto della situazione del nostro Paese in questo momento?
Ritengo che il Governo abbia fatto il possibile tra quanto si poteva fare in un contesto così difficile. Innegabilmente esiste un problema di liquidità, sia per quanto riguarda le imprese che le cosiddette partite Iva. Come fargliela arrivare? Credo che la ricetta suggerita da Mario Draghi sia la più adatta, cioè utilizzare il sistema delle banche, che – oltre a permettere di tracciarne i flussi – possano erogarla in virtù di garanzie statali o sovranazionali, come l’Ue. L’importante è che la liquidità arrivi, e che arrivi tempestivamente e in modo efficiente, affinché le attività produttive possano resistere e – appena possibile – ripartire di slancio.

Tre consigli di massima per i suoi colleghi che si trovano a operare nell’attuale contesto?
Sicuramente il monitoraggio e la centralizzazione dei flussi finanziari, la riduzione dei costi non necessari e la collaborazione tra le varie funzioni aziendali. Certo, anche la capacità di reperire la risorse necessarie, ma quella è una condizione primaria. Soprattutto – e non mi stanco mai di ripeterlo – va fatto il possibile e l’impossibile per preservare la capacità produttiva delle imprese, così come della nostra intera economia.

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