A chiudere i battenti non solo aziende in difficoltà, ma anche società sane, che probabilmente hanno aspettative pessimistiche sul futuro. È forse questo il dato più allarmante segnalato dall’ultimo Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure di imprese di Cerved Group. Nei primi nove mesi dell’anno gli effetti sulla crisi del tessuto produttivo italiano sarebbero andati ben oltre l’ondata di fallimenti che ha colpito le imprese dalla seconda metà del 2008: allargando, infatti, il campo di analisi a tutte le procedure concorsuali e ai casi di chiusura volontaria dell’azienda (liquidazioni) l’Osservatorio Cerved segnala un impatto molto più significativo della recessione: tra gennaio e settembre del 2012 sono uscite dal mercato 55 mila aziende (200 al giorno), un valore record nel decennio, che supera quello già molto negativo dello stesso periodo del 2011 (+0,8%). I dati di Cerved Group sui primi nove mesi di quest’anno denotano un incremento di tutte le forme di uscita dal mercato delle aziende: i fallimenti, che sfiorano quota 9 mila (+2% rispetto ai primi nove mesi 2011), le procedure concorsuali non fallimentari (1.500, con un incremento del 7,3%) e le liquidazioni (45 mila, +0,3%). “Il forte aumento del numero di imprenditori che decidono volontariamente di liquidare le proprie società – commenta Gianandrea de Bernardis, ad di Cerved Group – è un aspetto che fa riflettere, soprattutto se a chiudere sono imprese in grado di creare ricchezza”.
In particolare, un’analisi sui conti delle società liquidate, indica che nei primi nove mesi del 2012 sono state liquidate più di 5 mila società affidabili secondo i punteggi di bilancio di Cerved Group, un aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2011. Se si restringe l’attenzione alle imprese con asset superiori a 2 milioni di euro, il numero scende a 285, ma l’incremento è pari al 17%.

SETTORI E AREE GEOGRAFICHE. Secondo i dati Cerved nell’industria diminuiscono da due anni le crisi d’impresa, ma aumentano le liquidazioni: così calcolate, le chiusure di società di capitali (o le procedure di ristrutturazione del debito) risultano in aumento anche nella manifattura (+1,5% tra i primi nove mesi del 2012 e del 2011). Le tendenza sono comunque più lente rispetto a quanto osservato nel terziario (+6,3%) e nelle costruzioni (+9,9%). L’exit ratio – che misura il numero di chiusure (o procedure) di società di capitale rispetto al totale di quelle con un attivo di bilancio positivo tre anni prima – indica che a subire l’impatto maggiore della recessione sono il sistema casa (il 4,9% nei primi nove mesi del 2012), il sistema moda (4,5%) e, a sorpresa, il comparto dell’utility ed energia (4,5%), in cui il boom di nascite di imprese è stato accompagnato anche da un elevato numero di liquidazioni.
Nel Nord Est, come nell’industria, risultano in diminuzione i casi di default, ma in forte aumento le liquidazioni, con il risultato complessivo di un significativo incremento del totale delle chiusure o delle procedure di crisi: il numero di imprese che sono uscite dal mercato nei primi nove mesi del 2012, nell’area supera del 16% il dato dell’anno precedente, portando l’exit ratio a valori molto vicini a quelli delle altre aree geografiche. Tra le regioni, quelle che hanno avvertito più pesantemente la crisi risultano le Marche (exit ratio pari al 3,7%), la Lombardia (3,7%) e la Puglia (3,6%).

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