Dall'11 settembre 2012 alla fine di marzo 2013 sono state presentate oltre 2.700 istanze di concordato preventivo (1.300 solo nei primi tre mesi dell’anno), il doppio delle domande "tradizionali", ossia con un piano di risanamento, presentate nel corso di tutto l'anno scorso. È quanto rileva Cerved Group che sottolinea come il dato indichi un notevole apprezzamento delle nuove riforme alla legge fallimentare, in particolare della possibilità di presentare una domanda di concordato senza un piano di risanamento e di bloccare così le azioni esecutive dei creditori, anche con effetto retroattivo.
"Un numero molto elevato se si considera che in tutto il 2012 le domande di concordato preventivo con un piano erano solo 1.102 – ammette Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato della società di analisi delle informazioni economiche e finanziarie sulle imprese – Le prime analisi sembrano indicare che l'obiettivo di far emergere precocemente lo stato di crisi delle imprese sia stato centrato. Le aziende che hanno presentato istanza di concordato – aggiunge – sono molto diverse da quelle che hanno aperto una procedura di fallimento: sono in prevalenza realtà ancora operative, con un giro d’affari di 5-6 volte maggiore rispetto alle società fallite e un calo del valore aggiunto significativamente minore, a indicare che la procedura interviene in una fase in cui la crisi è meno acuta”.

CRESCE LA LIQUIDAZIONE VOLONTARIA.I dati dell’Osservatorio indicano una nuova impennata dei fallimenti che, con le oltre 3.500 procedure (+12%) aperte tra gennaio e marzo 2013, raggiungono un nuovo record: il dato più alto mai registrato in un primo trimestre in oltre un decennio. Oltre 19.000 aziende in bonis (che non hanno presentato precedenti domande concorsuali) hanno avviato una procedura di liquidazione volontaria (+5,8% sullo scorso anno), a dimostrazione del fatto che anche nel 2013 la corsa delle insolvenze viene accompagnata da un numero sempre maggiore di aziende che decidono di chiudere volontariamente la propria attività.

I SETTORI INTERESSATI. Complessivamente si contano nel primo trimestre dell’anno 23 mila imprese che hanno avviato una procedura di insolvenza o di liquidazione volontaria, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli aumenti hanno riguardato tutta l’economia - con incrementi del 7,9% nell’industria, del 7,8% nei servizi e del 5,8% dell’edilizia – e hanno toccato tassi a due cifre nel Nord Est (+14,5%) e nel Nord Ovest (+11,3%), incrementi più contenuti nel Centro (+7,3%) e un leggero calo nel Sud e nelle Isole, dovuto alla riduzione delle liquidazioni mentre i fallimenti sono risultati in aumento anche nelle regioni meridionali.