Da una parte ArcelorMittal e Marcegaglia che dicono 4.800 esuberi a salire per l'Ilva. Dall'altra gli "indiani" di Acciaitalia che dicono 6.400, ma destinati a risalire fino al 2024 anche se con stipendi più bassi.. Sono questi i numeri per il passaggio dall'amministrazione straordinaria del colosso siderurgico verso un futuro di rilancio. I commissari straordinari hanno dato parere favorevole alla cordata di mercato (cui si aggiungerà anche Intesa Sanpaolo), ma la cordata Acciaitalia messa in piena dal governo Renzi con Sanjjan Jindal, Arvedi e Cdp è pronta al rilancio.

RISCHIO ALITALIA PER L'ILVA: «NUMERI INACCETTABILI

Comunque vada, si parla di numeri «inaccettabili» per i sindacati in vista del nuovo incontro di domani 1 giugno al Mise: «Si continua ad addossare sul lavoro la responsabilità di tenere in piedi aziende strategiche per il Paese», le parole di Landini (Fiom) puntando anche il dito contro la riduzione degli stipendi. «In questi mesi i sindacati non sono mai stati coinvolti nelle valutazioni dei piani industriali e ambientali per il rilancio dell'Ilva. Ancora adesso ci sono cose che non sono chiare e che vogliamo capire. Se i tagli restano questi non li facciamo entrare a Taranto».

Riecco, dunque, il rischio di una nuova Alitalia. Certo, in un territorio già in difficoltà 5-6 esuberi rappresenterebbero un problema economico rilevante, senza considerare le ricadute sull'indotto. Dall'altra parte, però, c'è il necessario rilancio di un'azienda importante che deve ripartire con un piano industriale di sviluppo. Esigenze in apparenza inconciliabili, se si parte dalla difesa a oltranza dei posti di lavoro. Alitalia ha detto no al piano industriale e vive nel limbo del suo futuro, grazie al prestito statale. Pantalone pagherà anche per tenere in piedi l'Ilva?