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Ventimila creditori: un “esercito” paragonabile alla popolazione media di una città di provincia, superiore persino al numero di istanze (14 mila) presentate per il celebre crac della Parmalat. Così, davanti a tali e tante persone decise a battere cassa, il tribunale fallimentare di Milano si è trovato costretto a posticipare al 27novembre “per ragioni organizzative” l’adunanza dei creditori. «Non c’è mai stata qui a Milano una verifica sui potenziali creditori di tali dimensioni», ha dichiarato il giudice della sezione fallimentare Caterina Macchi. Nel novero dei creditori non figurerebbero solo fornitori e operatori, ma anche professionisti e istituti di credito.

Contestualmente, il giudice per le indagini preliminari di Taranto, Martino Rosati, ha confermato il sequestro dell’altiforno2 dell’Ilva di Taranto. Come è noto, questo altiforno l’anno scorso ha causato la morte di Alessandro Morricella: sposato, con due figli, è stato travolto da una fiammata, di circa 1.500 gradi, mentre stava misurando la temperatura della ghisa incandescente. Ustionato per il 90% del corpo, è morto dopo quattro giorni. Ora il giudice ha deciso che i sigilli non vanno tolti, notificando l’ordinanza di sequestro dell'altoforno 2 senza facoltà d'uso ai carabinieri del reparto operativo di Taranto e al personale dello Spesal dell'Asl. Ora starà alla dirigenza dello stabilimento decidere se andare avanti con la produzione, avvalendosi solo dell’altiforno 4, o se chiudere temporaneamente.