In Italia cresce la consapevolezza e la cultura nella gestione dei rischi. Al punto che le azioni di risk management sono un fattore di successo e possono rappresentare un vantaggio nello scacchiere competitivo per quasi l’82% delle imprese italiane (era il 49,5% delle aziende nel 2013). E sono soprattutto le medie imprese a fare un balzo in avanti nell’adozione di tecniche di gestione dei rischi, passando dal 50% della rilevazione precedente all’85% dell’analisi attuale, superando di misura anche le grandi imprese (82%). È quanto emerge dall’edizione 2015 dell’Osservatorio sul Risk Management nelle imprese italiane, realizzato da Riskgovernance in collaborazione con Anra e Confapi Industria, i cui risultati sono stati appena presentati in occasione di un convegno al Politecnico di Milano.

DOVE SCOMMETTONO LE AZIENDE. Dai risultati emerge un netto miglioramento rispetto alla percezione che hanno l’imprese del mercato. Ben il 33% in meno rispetto al 2013 ritiene il mercato in cui opera in contrazione, mentre le aziende che vedono il mercato in crescita sono passate dall’11,2% del 2013 al 27,8% del 2014. Le imprese sembrano, quindi, confermare i primi segnali di una possibile ripresa del mercato. Forse anche per questo si registra che l’ampliamento del portafoglio prodotti – l’operazione maggiormente intrapresa dalle imprese negli ultimi cinque anni (riguarda il 60% del campione) – è in netta crescita rispetto al passato (si passa dal 37,9% del 2013 al 59,2% del 2014). Esiste, invece, un trend decrescente riguardo l’entrata in nuovi mercati: la percentuale di aziende che opta per tale scelta è passata dal 57,4% del 2012 al 43,2% del 2014.

CHI GESTISCE I RISCHI. Quasi la metà delle grandi aziende hanno una figura interna dedicata a tempo pieno alla gestione del rischio (47% dei casi), mentre lo stesso accade solo nel 6% dei casi per le piccole imprese e nel 29% delle medie. Nell’altra metà delle grandi aziende (53%) il rischio viene gestito da una figura interna che ricopre anche altri ruoli, scelta che risulta preponderante per le piccole (80%) e medie (64%) imprese. Nei casi restanti, le piccole (14%) e medie (7%) imprese si affidano a una figura esterna all’azienda, soluzione mai adottata dalle imprese di dimensione maggiore.