Dwyane Wade, Miami Heat © GettyImages

Dwyane Wade, stella dei Miami Heat, nel corso di gara 6 delle Finals Nba 2011, vinte dai Dallas Mavericks

I soldi fanno girare l’economia, ma anche il pallone (qualunque esso sia). Le società di calcio di Serie A non sono le sole a dover affrontare il problema della ridistribuzione degli introiti milionari derivanti da un campionato. Dopo il muro contro muro che sta attraversando la Lega di Serie A italiana, è il momento della National basketball association americana. Da oggi, venerdì 1° luglio, il campionato di basket più famoso al mondo chiude i battenti a tempo indeterminato. La minaccia del lockout (serrata) è diventata una realtà: i proprietari delle franchigie Nba e l'associazione dei giocatori non hanno trovato l'accordo per il rinnovo del contratto collettivo scaduto alla mezzanotte del 30 giugno.
Nessuna intesa in extremis. All’incontro di New York nella sede di Manhattan della National basketball association i protagonisti si sono trovati sitanti anni luce. Diverse le divergenze: dalla percentuale degli introiti della Lega spettante alle parti (attualmente il 57% va ai giocatori), al salary cap (tetto salariale) che i giocatori non vorrebbero rigido, passando per la durata del nuovo contratto che i proprietari vorrebbero lungo dieci anni, mentre i giocatori solo cinque – nel 2016, infatti, si ridiscutono i diritti Tv.
E se in Italia il campionato italiano di calcio non sarebbe a rischio, negli Stati Uniti la minaccia è più seria: lo sciopero mette a rischio la prossima stagione. Le parti hanno tempo fino a gennaio 2012, a quel punto un calendario Nba con un calendario ridotto al minimo indispensabile – regular season da 50 gare – dovrà partire per forza per poter dar luogo a una stagione 2011-12. Intanto, però, la serrata blocca ogni tipo di attività: non ci sarà il mercato dei free agent (i giocatori senza contratto), non ci sarà la Summer League e non ci saranno partite di pre-season in Europa. Le squadre non potranno avere contatti con i giocatori: eventuali violazioni verranno sanzionate con multe pesantissime. In passato era già successo 13 anni fa, quando nella stagione 1998-1999 campioni e gregari della Nba proclamarono lo sciopero a luglio e non scesero in campo fino al gennaio successivo. Il campionato di quell'anno dovette essere ridotto di ben 50 partite, con conseguenze inevitabili sul piano degli introiti televisivi. Qualcosa di analogo rischia di ripetersi quest'anno.
Ma il problema del lockout riguarda anche la National football league che in base al calendario dovrebbe cominciare la stagione a settembre: la Nfl è impantanata nel braccio di ferro per il rinnovo del contratto collettivo.