Giovanni Consorte

Giovanni Consorte ha recentemente scritto con Paolo Pombeni il libro Democrazia sociale. Il riformismo europeo e l’anomalia del caso italiano (Cedam, 2010)
Presidente di Intermedia Spa. Autore del libro: Democrazia sociale. Il riformismo europeo e l’anomalia del caso italiano (Cedam 2010)

La crisi del sistema capitalistico mondiale ha evidenziato difficoltà strutturali ed enormi contraddizioni del sistema stesso che, al di là delle misure contingenti assunte dai principali Paesi industrializzati, a partire dagli Usa e dall’Europa, dovranno essere rapidamente superate, se si vogliono creare le condizioni reali per uscire dalla crisi nei prossimi anni ed evitare ricadute sempre più frequenti e in tempi sempre più ravvicinati. È utopistico pensare che il mercato possa automaticamente ripristinare le condizioni pre-crisi in poco tempo. D’altra parte, è in atto una forte crescita dei Paesi emergenti quali la Cina, il Brasile e l’India, rispetto agli Usa, all’Europa e ai Paesi islamici. La conseguenza, già in atto, è un graduale riequilibrio dei pesi, in politica e in economia, fra i tradizionali Paesi industrializzati e i Paesi emergenti. Un altro aspetto da non sottovalutare è come il progressivo allargamento della forbice, tra Paesi sviluppati e Paesi poveri, rischia pericolosamente di far degenerare i conflitti, attualmente circoscritti ad alcune zone del pianeta, ad aree sempre più estese. In Europa, vanno definiti in modo dinamico, senza la pretesa di adottare modelli che vengono puntualmente superati dalla realtà, i rapporti che devono intercorrere tra Stato e mercato. Al di là degli scontati intellettualismi, le riforme sociali che di volta in volta sono state proposte dai partiti riformisti e socialdemocratici hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento sia per la correzione di distorsioni appartenenti al mito del mercato sia per la salvaguardia dei diritti dei cittadini. I partiti riformisti devono quindi guardare al futuro, al nuovo ordine mondiale che si sta definendo, alla globalizzazione e al nuovo sistema di comunicazione divenuto globale, ma contemporaneamente devono recuperare la propria storia, i propri valori, condizioni necessarie per evitare di scivolare nella omologazione, inevitabile anticamera del qualunquismo e della non politica. D’altra parte, con l’avvento della globalizzazione, due sono le problematiche che stanno toccando l’intera popolazione mondiale e con le quali le prossime generazioni dovranno fare i conti. La prima è senz’altro la sostenibilità dello sviluppo come elemento di salvaguardia del pianeta. La seconda, non meno importante, è la valorizzazione del lavoro che avrà libera circolazione nel mondo e la cui difesa e sviluppo, in forme del tutto nuove e originali, dovrebbe rappresentare una priorità di elaborazione culturale e politica per il mondo della sinistra. Sta, infatti, all’opposizione pungolare l’avvio delle riforme, inserirsi costruttivamente nella loro definizione, facendo sentire il proprio peso e portando avanti con determinazione le proprie idee. Diversi sono i campi e i settori nei quali introdurre profondi cambiamenti. Dalla ridefinizione e legittimazione dei poteri dello Stato, all’Ordine giudiziario, alla riforma elettorale. Riforma, quest’ultima, che deve prevedere per gli elettori la possibilità di scelta dei propri candidati, condizione necessaria per un significativo miglioramento della qualità dell’attuale sistema politico; i candidati realmente scelti dagli elettori rappresentano una condizione essenziale per ristabilire un vero interesse verso la cosa pubblica da parte dei cittadini. Non meno importanti, anzi, maggiormente sentite dai cittadini, sono la riforma del sistema sanitario nazionale, finalizzata a migliorarne l’efficienza e ridurne l’elevato indebitamento che oggi lo caratterizza, la riforma fiscale e la definizione di una politica industriale che rilanci il sistema produttivo/industriale del Paese e che ci consenta di recuperare competitività a livello internazionale creando conseguentemente nuova occupazione. Proprio l’ultimo punto, ovvero la definizione di una politica industriale di medio periodo, si pone in modo urgente nel nostro Paese. Puntare sulla media impresa, definendo i settori di intervento e incentivando la specializzazione, la ricerca, l’innovazione di prodotto, l’export, diventa fondamentale. La riforma fiscale è un presupposto per perseguire una maggiore uguaglianza tra i cittadini ma anche per il rilancio economico e sociale del Paese. Un piano energetico nazionale, concreto e attuabile nel breve periodo, unitamente alla riforma sanitaria rappresentano altrettante urgenze, necessarie per un risanamento della finanza pubblica e per il perseguimento di uno sviluppo compatibile. È necessario “obbligare” il presidente Berlusconi, con la forza delle idee e delle esigenze che avanzano dal Paese, a occuparsi del presente e del futuro dei cittadini e a confrontarsi su questi aspetti, prima ancora che sulle sue vicende giudiziarie. Il Paese ha bisogno di una forza riformista, democratica, garantista e di sinistra. Una forza che dimostri e legittimi questa sua posizione attraverso scelte di campo e programmi conseguenti e non con scorciatoie legate a contingenze elettorali o alla rincorsa di facili demagogie. È un cartello di valori e di programmi che bisogna fornire ai cittadini e agli elettori, sul quale ricercare consensi, contributi e appoggi. Le classi dirigenti dovranno formarsi e legittimarsi sulla base del merito, condizione necessaria non solo per poter avere il consenso elettorale ma anche per avere la potenzialità e la forza necessaria alla realizzazione dei programmi. Il sistema capitalistico negli ultimi 150 anni e le democrazie parlamentari hanno retto all’usura del tempo e hanno dimostrato di essere in grado di superare stati di crisi, guerre e rivoluzioni, laddove tutti gli altri sistemi hanno fallito. Il sistema capitalistico però ha bisogno di una manutenzione permanente e, a periodi più o meno lunghi, di una manutenzione straordinaria.