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Novità in vista per i manager di Rai, Anas, Invitalia, Consap, Enav, Poligrafico e per tutte le società che sono controllate dal ministero dell’Economia, non quotate e che non emettono strumenti finanziari quotati sui mercati regolamentari. Da aprile, infatti, entra in vigore il nuovo Regolamento sugli stipendi, pubblicato sul numero 63 della Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 2013 (leggi il provvedimento).
Il testo suddivide le aziende per “tre fasce di complessità” stilate in base al valore della produzione, agli investimenti e al numero di dipendenti delle società. Nella prima fascia rientrano le principali realtà economiche, come Rai e Anas: in questo caso, l’importo massimo degli stipendi degli a.d. non potrà superare i 311 mila euro lordi annui (comprensa la parte variabile): la cifra corrisponde al trattamento economico percepito dal primo presidente della Corte di Cassazione. La seconda fascia comprende invece le società intermedie, come per esempio il Poligrafico: qui la retribuzione massima non potrà superare i 248.800 euro lordi, pari all’80% dello stipendio di prima fascia. Nella terza e ultima fascia rientrano le società minori, come Sogesid: il tetto è fissato a 186.600 euro lordi, pari al 60% dell’importo della prima fascia.
Come anticipato, il decreto prevede che queste norme vengano applicate “all’amministratore delegato, ovvero al presidente, qualora lo stesso sia l’unico componente del Cda al quale sono state attribuite deleghe”. Se invece il presidente ottiene deleghe operative, la sua retribuzione non potrà essere superiore del 30% rispetto al compenso massimo previsto per l’a.d.. Quanto alle società quotate, come per esempio Eni, o a quelle che emettono strumenti finanziari quotati, come Fs o le Poste, vige ancora quanto stabilito dal decreto Salva Italia, modificato dalla legge 98 del 2013: a fronte dell’approvazione dell’assemblea degli azionisti, potrà essere effettuato un taglio del 25% sulla remunerazione dell’a.d. e del presidente. Com’è noto, il tema dei tagli ha già dato adito a una serrata polemica: Mauro Moretti di Ferrovie dello Stato, il cui stipendio ammonta a 873.666 euro lordi, prima ha minacciato di licenziarsi se gli avessero tagliato lo stipendio, poi si è detto disposto a lavorare gratis purché si difendano le retribuzioni dei dirigenti.