Matteo Renzi © Getty Images

Il premier Matteo Renzi

Non è giusto che un manager della pubblica amministrazione guadagni di più del Presidente della Repubblica. Parte da questa semplice considerazione, espressa ieri dal premier Matteo Renzi, il disegno del governo (in concerto con il commissario alla spending review carlo Cottarelli) che potrebbe portare a fissare un nuovo tetto per le retribuzioni dei dirigenti delle società pubbliche (e partecipate per più del 20% dallo Stato). Per un risparmio totale da 500 milioni di euro. Dato che lo stipendio di Giorgio Napolitano si ‘ferma’ a 248 mila euro l’anno, tutti i dirigenti di Stato dovrebbero, secondo questa logica, guadagnare al massimo questa cifra. Ma la realtà al momento è parecchio diversa.

Il caso di Giovanni Giorgio Tempini, amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti (nonché presidente del Fondo Strategico Italiano) che con oltre un milione di euro (1.035.000 per l’esattezza) di stipendio annuo, è il paperone dei manager pubblici, non è un solo un caso.

A far compagnia a Tempini un lungo elenco di nomi, più o meno, noti. Come quello di Mauro Moretti, a.d. del Gruppo Ferrovie dello Stato, nonché vicepresidente dell’Union Internationale des chemins de fer, che si porta a casa 873.666 euro l’anno. O quello di Domenico Arcuri, a.d. di Invitalia e professore di Organizzazione aziendale alla Luiss che guadagna 788.985 euro ogni anno. Va meno bene a Pietro Ciucci, amministratore unico dell’Anas (del quale è presidente e a.d) fermo a 750 mila euro tondi. Superano rispettivamente i 600 e i 500 mila euro all’anno Maurizio Prato, presidente e a.d. dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e Massimo Garbini, amministratore unico di Enav Spa.