L’Italia ha conquistato l’attenzione dei fondi sovrani mondiali. Stando infatti ai dati, anticipati dal Corriere Economia , della ricerca sui fondi sovrani SovereignWealth Fund Report, realizzata da Sil e Università Bocconi, l’Italia appare come una vera e propria calamita di investimenti. Se infatti nel 2014 gli investimenti in Europa calano a 16,4 miliardi di dollari (-10%), in Italia lievitano del +47% rispetto al 2013, schizzando a 2,21 miliardi di dollari. E dire che in Germania sono scesi di un terzo da 780 milioni a 240 milioni, in Francia da 7,7 miliardi a 970 milioni (-87%), in Spagna da 1,65 miliardi a 360 milioni (-78%).

In Europa, ma fuori dall’Eurozona, fa eccezione solo il Regno Unito che, da solo, attira due terzi degli investimenti europei, arrivando a raddoppiare la cifra del 2013: da 6,61 miliardi a 11,7 miliardi di dollari nel 2014. In generale, ad attirare gli interessi dei fondi sovrani sarebbero gli investimenti immobiliari e i safe asset, ossia gli investimenti finanziari sicuri come le infrastutture. Da qui, l’interesse per i mattoni italiani. Di contro, scema invece l’interesse per gli investimenti bancari.

VALORI IN CRESCITA. In termini di scenario, la ricerca inoltre evidenzia come, nel 2014, l’attività dei fondi sovrani è stata numericamente meno intensa, ma più importante dal punto di vista dei valori: nel 2014 sono state 133 le operazioni mondiali (-23% rispetto al 2013), per un valore di 68,7 miliardi di dollari (+39%). Se l’Europa, come si è detto, perde appeal, sono invece raddoppiati gli investimenti in Usa (14,75 miliardi) mentre in Cina sono schizzati da 1,13 miliardi a 8,9 miliardi di dollari nel giro di un solo anno.

Ancora più in generale, lo studio evidenzia che nel giro di quattro anni, ossia dal 2011 al 2014, il valore dei 35 fondi sovrani mondiali è aumentato del +60%, arrivando a pesare 5 mila miliardi di dollari. Di questi 35 fondi, 18 hanno concluso operazioni. L’investitore principe è Singapore, con i suoi due fondi sovrani Gic e Temasek Holdings, seguita dagli Emirati Arabi (Emirates Investment Authority). Quanto invece all’Italia, dei 18 maggiori investitori 13 provengono dal Golfo, ossia Qatar (9 operazioni), Kuwait (1) e Abu Dhabi (3).