La cena deve essere rimasta sullo stomaco ai cittadini greci. Domenica sera, alle ore 20, in seguito a un vertice di emergenza di Gabinetto, il premier ellenico Alexis Tsipras ha annunciato la chiusura della Borsa e delle banche. Un fermo che, da quanto emerso, potrebbe prolungarsi fino a martedì 7 luglio, ossia dopo l’esito del referendum, quando i cittadini dovranno decidere se accettare o meno l’offerta dei creditori e quindi se restare o uscire dall’euro. «In queste ore decisive, la sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa», ha spiegato Tsipras citando Roosevelt. «I depositi sono sicuri così come le pensioni. Gli stipendi verranno pagati».

La decisione di chiudere Borsa e banche viene poi spiegata indicando un unico capro espiatorio: la Banca Centrale Europea, rea di non aver concesso fondi di emergenza agli istituti di credito ellenici. Peccato che, anche volendo, la Bce non avrebbe potuto fare altrimenti, visto che l’erogazione di fondi ulteriori era soggetta al programma di salvataggio ellenico: essendo quest’ultimo finito a gambe all’aria, il rischio era di non veder più restituiti i soldi prestati. La Bce ha deciso però di mantenere il tetto degli89 miliardi di euro dell’Ela, che si stanno tuttavia esaurendo. Quanto agli altri provvedimenti di Tsipras, secondo il Financial Times , a breve potrebbero venire bloccati anche gli incassi degli assegni e, una volta che le banche riapriranno, potrebbe essere fissato un limite, pari a 60 euro giornalieri, ai prelievi. Quest’ultimo dovrebbe applicarsi solo ai bancomat greci e non a quelli stranieri.