Un esempio di risultati di Google Shopping per la ricerca di scarpe da running

Google contesta le conclusioni della Ue e respinge la richiesta di una multa da 6 miliardi di euro avanzata dai vertici europei dopo cinque anni di indagine sull'accusa di posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca: «Crediamo che le conclusioni preliminari della comunicazione della Commissione Europea siano errate da un punto di vista dei fatti, legale ed economico», è la risposta ufficiale a firma di Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel. «Lavoriamo per migliorare la qualità, e questo non è anti-concorrenziale».

SHOPPING. Il Commissario Ue per la politica di concorrenza Margrethe Vestager aveva individuato il nemico nel ruolo di Google Shopping - servizio a pagamento per i commercianti - che appare tra i risultati della ricerca quando un utente chiede i prezzi di un determinato prodotto. Non ci sarebbe in questo però nessuna limitazione della concorrenza, secondo Mountain View, visti «gli oltre 20 miliardi di clic gratuiti verso gli aggregatori di shopping, nei paesi interessati dalla comunicazione della Commissione, con un aumento del 227% del traffico organico».

NO AD ALTRI PRODOTTI. Nonostante Google Shopping appaia dunque in alto a destra con le fotografie dei prodotti e non sia sottoposto alle regole dell'algoritmo principale, Amazon ed eBay non sembrano aver ricevuto danni negli ultimi anni e sono anzi cresciuti. Per questo Big G respinge anche la proposta di dover presentare anche altri prodotti nel riquadro Shopping: «Tale obbligo sarebbe giustificato legalmente solo nel caso in cui un’azienda abbia un obbligo di fornitura di un servizio ai suoi concorrenti, intendendo con ciò che l’azienda controlla un servizio essenziale e non disponibile altrove».