Tim-Vivendi: la ripicca tardiva dell'Italia

Vincent Bolloré, numero 1 di Vivendi

Il governo sta valutando l'utilizzo della golden share su Tim per proteggerla dall'assalto di Vivendi, che ne ha preso il controllo  definitivamente nei giorni scorsi.  «La presidenza del Consiglio», si legge in un comunicato diffuso solo sul sito del Governo, «ha ricevuto una nota, datata 31 luglio nella quale il Ministro dello Sviluppo Economico (Carlo Calenda, ndr) ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all'interno della Presidenza del Consiglio al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l'applicazione del decreto legge 21 del 2012» sui poteri speciali in settori strategici, «in relazione al comunicato stampa del 28 luglio di Tim. Nel comunicato in questione erano state rese note alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di Amministrazione di Tim ed, in particolare, la presa d'atto dell'inizio dell'attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi».

GOLDEN SHARE SU TIM: LA RIPICCA TARDIVA DELL'ITALIA CONTRO VIVENDI

Lo stesso Calenda ha negato ogni rapporto tra questa vicenda e il braccio di ferro con la Francia sull'accordo tra Fincantieri e Stx : «Facciamo quello che il governo deve fare, cioè applicare le regole che esistono. Abbiamo chiesto a Palazzo Chigi di verificare se c'è l'obbligo di notifica sull'attività di direzione e coordinamento. Questa cosa non ha nulla a che fare con la questione Fincantieri», ha detto lo stesso Calenda.

Ci si chiede insomma se sia legittimo che Vivendi abbia preso il controllo di Tim senza notificare tale provvedimento al governo. Sarebbe solo un atto dovuto, anche perché attivato il giorno prima dell'esplosione della situazione Stx. Resta allora solo una domanda: perché non si è pensato prima a tutelare Tim senza aspettare che Vincent Bolloré ne prendesse il controllo? In fondo, Emmanuel Macron ha fatto proprio questo con i suoi cantieri.

Anche perché sembra tardi per chiedere la golden share: il coordinamento da parte di Vivendi infatti non modifica gli assetti di controllo, né Tim ha messo in atto interventi su asset strategici (la rete), deciso operazioni straordinarie (come la fusione con il gruppo francese) o creato gravi pregiudizi per la sicurezza nazionale.