Thomas Minder © Getty Images

Thomas Minder, promotore del referendum contro i super stipendi dei manager

La Svizzera ha deciso, gli svizzeri hanno deciso: stop a super stipendi e bonus milionari per i top manager. È stato approvato a larga maggioranza (il 67,9% di voti favorevoli) il referendum che pone un limite a retribuzioni fuori controllo e che vieta i cosiddetti “paracaduti d’oro” per i dirigenti delle aziende quotate in Borsa. La decisione unanime dei 26 cantoni nasce da un’iniziativa popolare lanciata da Thomas Minder (52 anni), imprenditore e parlamentare conservatore indipendente a capo di un’impresa familiare nel cantone di Sciaffusa (nord-est); contro la sua proposta la campagna di Economiesuisse – la federazione svizzera delle imprese (leggi il commento post voto) – e del governo che aveva promesso un provvedimento sullo stesso tema, ma più moderato, nel caso il referendum fosse stato respinto.

STIPENDI DECISI DAGLI AZIONISTI. Il voto popolare ha deciso diversamente; da gennaio 2014 il tetto agli stipendi dei manager diventerà realtà secondo la proposta di Minder: la remunerazione dei dirigenti di multinazionali, società quotate in Borsa e Spa in generale non sarà più decisa dal Consiglio di amministrazione ma dall’assemblea degli azionisti, di anno in anno e in base ai risultati conseguiti dal management. Per chi non rispetterà le disposizioni del testo costituzionale – approvato dagli svizzeri e che dovrà essere tradotto in legge – sarà punito con pene detentive e pecuniarie.

SULL’ONDA DELL’INDIGNAZIONE. Il voto elvetico è una chiara risposta agli scandali suscitati da retribuzioni e liquidazioni concesse ad alcuni manager, a prescindere dai risultati ottenuti. Fra gli esempi più eclatanti si ricorda quello della Swissair: la compagnia di bandiera elvetica era fallita nel 2001 ma al suo amministratore delegato, Mario Croci, aveva comunque ottenuto un bonus di 12 milioni di franchi. Nel 2008 era stata la volta dei vertici di Ubs, banca alle prese con un buco da 2,7 miliardi: il governo aveva concesso 50 milioni di franchi di aiuti che furono ‘bruciati’ in premi ai suoi amministratori. Infine, il più recente caso di Daniel Vasella, ex presidente del Cda di Novartis, al quale era stata promessa un’indennità di partenza da 60 milioni di euro; cifra al quale il manager, sull’onda dell’indignazione popolare, è stato poi costretto a rinunciare.